mercoledì 22 settembre 2010

IL PARTO INDOLORE

Il dolore è sempre stato oggetto di studio fin dai tempi più antichi. Nel 1847 Simpson effettuò un rivolgimento manuale senza dolore in analgesia eterea. Nel 1853, in occasione della nascita del principe Leopoldo, la regina Vittoria si fece cloroformizzare da John Snow. Nei primi anni del ‘900 fu introdotta da Guedel l’autoanalgesia con protossido di azoto. E’ però a partire dagli anni ’50 che si può datare la nascita della moderna analgesia in ostetricia grazie agli studi di Bonica e di Friedman relativi alla determinazione delle vie del dolore e alle modificazioni fisiopatologiche del parto.

Presso l’ospedale di Macerata già dal 1997, a fronte di enorme impegno e sacrificio , data l’esiguità degli organici,da parte degli anestesisti e degli ostetrici, è stato introdotto in modo graduale ma in costante crescendo, il parto indolore.

Il desiderio e la necessità da parte della donna di poter vivere il travaglio di parto come evento felice e non traumatico ha contribuito alla diffusione ed all’applicazione delle tecniche di analgesia di parto, che solamente i grandi “centri ospedalieri” possono vantare.

Al giorno d’oggi il dolore del travaglio e del parto non può più essere tollerato anche in considerazione del fatto che la “sofferenza” materna provoca l’immissione in circolo di “sostanze” che alterando la contrattilità uterina limitano il flusso di sangue attraverso la placenta (vasocostrizione) provocando la diminuzione dell’ossigenazione fetale.

La tecnica dell’analgesia epidurale determina l’abolizione del dolore lasciando inalterate le altre sensazioni: quella tattile e quella “di spinta” che sono invece necessarie per il normale espletamento del parto. Le contrazioni uterine continuano quindi ad essere percepite ma in modo non doloroso.

  L’analgesia epidurale viene eseguita da un medico anestesista. La procedura è molto rapida ( pochi minuti) e non dolorosa. A livello del secondo e terzo o terzo e quarto spazio intervertebrale lombare, attraverso un ago (in anestesia locale) viene introdotto un sottilissimo tubicino di plastica (cateterino) nello spazio epidurale che è formato da tessuto grasso che riveste le fibre nervose sensitive che trasmettono il dolore del travaglio. La soluzione analgesica viene somministrata attraverso il cateterino che viene poi fissato con un cerotto dietro la schiena in modo d consentire qualsiasi movimento alla partoriente, anche passeggiare durante tutta la fase del travaglio.

L’epidurale elimina quindi solamente la componente dolorosa della “contrazione” ma non la contrazione stessa la quale continua ad essere percepita. La forza espulsiva, rimanendo intatta, permette un parto del tutto naturale senza stress e senza dolore, in serenità. Libera dal dolore, infatti, la donna può vivere uno dei momenti più importanti della sua vita in tutto benessere accanto al partner o ai familiari; il benessere della madre si trasmette, come detto prima, al figlio, riducendo significativamente le complicazioni legate al parto.

Non è da trascurare, inoltre, che la presenza dell’anestesista rianimatore, oltre a quella del ginecologo, in sala parto, è un’ulteriore garanzia di sicurezza e tranquillità.

Da segnalare, infine, la significativa riduzione del numero di tagli cesarei nelle donne trattate con epidurale.

In conclusione si può affermare, in tutta tranquillità, che una maggiore attenzione al dolore del travaglio favorisce in modo determinante l’evolversi della medicina perinatale riducendo la mortalità e la morbilità perinatale, rispetto alla media, negli ospedali dove l’analgesia ostetrica viene effettuata routinariamente.

La diminuzione delle complicanze nosocomiali associate ad un buon indice di gradimento da parte dell’utente verso l’analgesia di parto, non possono far altro che apportare agli ospedali dove viene praticata un maggiore afflusso di partorienti che vorrebbero vivere il momento del parto come un momento sereno, tranquillo e non traumatizzante tramite il parto indolore.

Da non trascurare poi, oltre al maggior afflusso di utenza, anche il ritorno di immagine altamente qualificante per l’ospedale.

L’analgesia in travaglio di parto è stata, per l’ospedale di Macerata e per il territorio nel quale esso è collocato, un vero e proprio “fattore di crescita” culturale e di presa di coscienza del grande valore etico che la lotta al dolore, in ogni sua dimensione, riveste ai giorni nostri in campo sanitario: la cultura dell’ospedale senza dolore.

E’ stato un momento fondamentale anche per la donna poter riaffermare un si autodeterminato nella scelta di vivere questo momento “critico” nel modo più “proprio” ma, al contempo, nel modo più civile e dignitoso possibile.


NOTA IMPORTANTE. Questo articolo ha uno scopo esclusivamente informativo. Ogni sforzo è stato condotto per renderlo chiaro, aggiornato, facilmente comprensibile da un pubblico molto vasto; tuttavia non possiamo escludere eventuali omissioni ed errori come anche possibili difficoltà interpretative da parte dei lettori.  La Medicina è una scienza in costante evoluzione ed ogni paziente è unico nella sua condizione clinica; ribadiamo quindi che è solo il vostro Medico Curante che può illustrare la particolarità e quindi la prognosi della vostra condizione e che a lui solo spetta ogni conclusione diagnostica e terapeutica. Non rispondiamo in alcun modo di un uso improprio e non autorizzato delle informazioni fornite. Ultimo aggiornamento: 17.02.2007 .


[Fonte http://www.salutedonna.it/parto_indolore.htm]

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