sabato 25 settembre 2010

La "questione familiare" e l´ordinamento giudiziario. Ecco come riformare la Magistratura

Spesso, di fronte a casi di eccessivo garantismo del nostro ordinamento, siamo portati a pensare che l'Italia sia una sorta di "paradiso" per la tutela dei diritti civili, ma dai report della Corte Europea di Strasburgo -chiamata appunto a tutelare i diritti delle persone nei 47 paesi sottoscrittori della Convenzione - viene fuori una realtà sconfortante.
Il nostro Paese ha accumulato, solo l’anno scorso, ben 68 condanne per violazioni della Convenzione dei diritti dell’uomo. Le più numerose condanne a carico dell’Italia sono per violazione della vita privata e per interferenza con la vita privata dei detenuti (27). Di poco inferiori (23) quelle per iniquità dei processi. Seguono la condanne (16) per violazione del diritto di proprietà. Di più e di peggio, l’Italia ha un più vergognoso primato: quello di essere, per spessore delle materie e numero delle condanne, il primo paese dell’Europa nella graduatoria delle condanne a Stati membri del Consiglio d’Europa e sottoscrittori della Convenzione.
In testa ci sono Turchia (365 condanne), Russia (219), Romania (168), Ucraina (126), Grecia (75). Subito dopo l’Italia. E gli altri ? La Francia ha subito 33 condanne, appena 21 la Germania, 18 l’Inghilterra, 17 la Spagna. Le più virtuose risultano essere la Danimarca e la Norvegia (3 a testa), i Paesi Bassi (4), la Svizzera (7).
Questi dati si possono ricavare dal dossier curato dall’Osservatorio sulle sentenze della Corte, che fa capo all’Avvocatura della Camera dei deputati. Si tratta di una corposa rassegna di pessime condotte, un'opera alquanto imbarazzante per le nostre istituzioni, tenendo conto, tra l’altro, che della Corte fanno parte naturalmente giudici designati da tutti gli Stati membri in base ad altissimi livelli di competenza.....
Mettendo da parte la ventennale diatriba tra Capo del Governo e Magistratura – che qui trova terreno poco fertile - da più parti ormai si concorda con la necessità che qualcosa, nel potere giudiziario, deve poter cambiare. Il Diritto di Famiglia, e tutte le problematiche ad esso afferenti, offrono una validissima testimonianza sul fatto che il sistema giudiziario fa acqua da tutte le parti, e se ciò accade relativamente alla tutela dei diritti dei nuclei fondanti la Società Civile, non si può più escludere l’ipotesi che la Giustizia italiana sia gravemente ammalata.
Si aggiunga che il cattivo funzionamento del sistema giudiziario in materia di Famiglia rappresenterebbe un terreno di analisi del tutto privo di quei preconcetti che oggi, invece, corrompono il dibattito sulle possibili soluzioni. I disagi di bambini e genitori, infatti, non hanno un colore politico, e richiedono tutela sia dal diritto civile che da quello penale. La discussione di questi temi permetterebbe alle forze politiche di trovare una “zona neutra” nella quale confrontarsi per condividere, finalmente, dei rimedi per la Collettività. Ma sembra che, al momento, siano altri gli interessi in gioco…
E se la Politica tralascia colpevolmente la “Questione Familiare” italiana, questa tendenza ha radici antiche. Essa, infatti, si è resa complice nel ‘98 del patto scellerato (DC-PCI-PSI) grazie al quale fu varata la famigerata legge Vassalli (e tradita la volontà referendaria), e il conto di quelle scelte adesso lo presenta la Società Civile: 2.650 vittime legate a fatti di sangue familiari, 1.100 suicidi, 32.000 minori in comunità alloggio, 4,5 mld l’anno tra sprechi e danno erariale.
Ma adesso il livello di guardia si è innalzato a dismisura, e non è più tollerabile continuare ad analizzare gli effetti, studiando metodi per arginare l’emergenza, senza mettere le mani sulle cause che li scatenano. Atteso che l’istituzione del fantomatico Tribunale della Famiglia non risolverebbe, da solo, il problema degli italiani, I tempi sono maturi per ridiscutere l'assetto del potere giudiziario.
Ecco come.
Due CSM, uno per i magistrati delle sezioni civili e uno per il penale. L’attuale Consiglio Superiore, supremo organo di garanzia dell’indipendenza dei giudici, si è dimostrato assolutamente inidoneo a comminare sanzioni di rilievo ai suoi rappresentanti. Esso deve avere al proprio interno validi rappresentanti della società civile, con diritto di voto e in misura non inferiore ad un terzo del totale dei consiglieri.
Divieto di “traghettamento” dal civile al penale (e viceversa). Tale pratica, ammantata dalla esigenza di specializzazione “universale” dei magistrati, ha finora arrecato danni enormi proprio alla stessa professionalità dei giudici, creando un piccolo esercito di funzionari che, appena sono sul punto di affrontare i problemi della gente comune con la sufficiente preparazione che solo dall’esperienza deriva, vengono distaccati ad altro settore per imprecisate “esigenze di rotazione” delle funzioni. Questo modo di fare, non vi è alcun dubbio, pregiudica l’efficacia della giurisdizione sui problemi della Famiglia.
Abrogazione della legge Vassalli e ritorno alla volontà popolare che si è espressa con referendum. La legge in parola esclude accuratamente dalla responsabilità civile l’attività di interpretazione delle leggi. E’ come se il chirurgo di un ospedale pubblico possa venir accusato solo per le diagnosi sbagliate, ma non per l’imperizia dimostrata durante l’intervento chirurgico… Invece, i magistrati che sbagliano devono rispondere personalmente, anche con il pignoramento dei propri beni, come si fa per qualunque funzionario pubblico. Visti i concreti effetti sulla esistenza di chi è stato colpito da errori giudiziari, il risarcimento deve essere significativo (non inferiore al milione di euro). E non andrebbe escluso, da questa nostra analisi, il problema delle ferie. 52 giorni l’anno sono uno scandalo, se raffrontati con l’arretrato che pesa, ogni anno di più, sulla Giustizia.
Una revisione delle funzioni dei magistrati, alla luce degli emolumenti e della guarentigie da essi goduti, deve tener conto di altri dettagli che incidono significativamente, per cui sarebbe opportuno:
 
  • annullare i gettoni per gli incarichi extragiudiziari; 
  • consentire l’avanzamento in carriera solo se ci sono posti disponibili da ricoprire, introducendo un coefficiente e criteri meritocratici;
  • licenziare in caso di secondo errore.
 
Ma come possono entrare concretamente i problemi della Famiglia italiana nella responsabilità civile dei giudici ? Semplice: quando non viene riconosciuto, con qualunque artifizio giuridico, il diritto alla Bigenitorialità, oppure quando si permette che un genitore possa annullare l'altro senza che vengano posti in essere rimedi immediati.
Oppure ancora quando si consente l’allontanamento geografico e affettivo dei figli dal loro contesto abituale, quando non si applica il mantenimento diretto a parità di reddito e quando si aggira la legge concedendo il domicilio prevalente, quando si negano ad una bambino i pernottamenti con l’altro genitore, quando il tempo speso per prendere decisioni è talmente lungo da vanificare qualunque azione di recupero della genitorialità, o da impedire l’insorgenza di disagi nei figli (PAS, innanzitutto). Infine, il magistrato affronta la propria responsabilità civile quando non punisce adeguatamente chi, con false accuse, si sia impossessato dei figli.
A ben vedere, i casi di potenziale responsabilità dei giudici nelle vicende familiari sono tanti, e oggi cominciano a rappresentare la normalità, non appena viene varcata la soglia di un’aula di tribunale. Sarà per questo, probabilmente, che il coperchio sta per saltare.   

[Fonte adiantum.it 05/2010]

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