Miki, il cucciolo che è riuscito a farsi estrarre dalle fiamme grazie alla buca che lui stesso aveva scavato sotto il fogliame per scampare a quella brutale fine, ce l’ha fatta: il suo corpo è pieno di ustioni, ma si è salvato. Non è andata così purtroppo per due suoi compagni di sventura che sono morti carbonizzati. È stato difficile anche riconoscere i loro resti disseminati tra la cenere. Il quarto cane invece non è stato trovato e la speranza è che sia riuscito a fuggire.

I responsabili della barbara azione avevano tutte le intenzioni di uccidere i cuccioli che si trovavano in un edificio dell’associazione di volontari «Quattro cani per strada», in cui erano ospitati. E per farlo hanno scelto anche la maniera più dolorosa per le bestiole. I cani, dopo essere stati presi, sono stati buttati in un rogo insieme a coperte, ciotole, e altro materiale che l’associazione teneva nel casolare.

A rendere ancora più amara la vicenda è il fatto che due dei cuccioli, grazie all’intervento dei volontari, sarebbero dovuti essere portati a Torino proprio il giorno seguente, per essere ospitati da due famiglie. “Un crimine che si poteva evitare” ha scritto su Facebook la presidente dell’associazione, Anna Mezzapesa, afflitta dal dolore. Secondo la donna, infatti, i lamenti dei cani quella notte sarebbero stati sentiti da tanti, ma nessuno avrebbe poi avuto la volontà di intervenire o preoccuparsi almeno di sapere cosa stesse succedendo.

La Mezzapesa si spinge anche oltre, parlando degli eventuali colpevoli: “Abbiamo un’idea ben precisa di chi possa essere stato ma non abbiamo uno straccio di prova per dimostrarlo e per questo ci siamo limitati ad una denuncia ai carabinieri”. Stando a quanto emerso, non sarebbe neanche la prima volta che si verificano fatti del genere ai danni degli animali. I volontari, infatti, raccontano di aver assistito spesso a episodi di violenza: cani intossicati, gettati nei cassonetti della spazzatura, malmenati o investiti.

Sempre puntuale a questo tipo di eventi, ad attivarsi per primo è ancora una volta è il popolo virtuale di Facebook che chiede con forza che la vicenda non venga dimenticata e che siano individuati i responsabili. Solo pochi giorni fa sempre il popolare social network si era mobilitato contro una ragazza bosniaca, poi identificata, colpevole do gettare dei cuccioli di cane in fiume.

Pina D’Errico 
 
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