mercoledì 20 ottobre 2010

Condanna lieve per la donna che gettò il gattino nella spazzatura

Mary Bale, RIPRESA DA UNA TELECAMERA DIVENNE UN CASO SUL WEB

Solo 250 sterline di multa. Il giudice: «E’ chiaro che si è trattato di un atto impulsivo ed irrazionale» 

Se l’è cavata con appena 250 sterline di multa (poco meno di 285 euro) e il divieto a tenere animali per i prossimi 5 anni la “cat bin woman” di Coventry, al secolo Mary Bale, che il 21 agosto scorso venne beccata ad infilare un tenero gattino nel bidone della spazzatura. La povera Lola (questo il nome del felino) rimase intrappolata al buio per 15 ore, prima di essere liberata dai legittimi proprietari (Stephanie Andrews-Mann e il marito Darryl) e il video che ne immortalava il crudele imprigionamento venne ripreso dalle telecamere di sicurezza all’esterno della casa degli Andrews-Mann ed immediatamente postato su Youtube. Quelle immagini scioccanti fecero ben presto il giro del mondo e per la 45enne allora impiegata di banca (subito riconosciuta) fu l’inizio della fine: la donna cominciò, infatti, a ricevere decine di telefonate anonime, condite da minacce di morte, da ogni dove, persino dalla lontana Australia, mentre su Facebook fiorino gruppi che la paragonavano ad Hitler o, più semplicemente, l’arresto.

L'UDIENZA - Nell’udienza di mercoledì davanti alla corte di Coventry si è cercato di chiarire i motivi che avrebbero spinto la Bale (una tranquilla signora di mezz’età con un rispettabilissimo lavoro alla RBS da ben 27 anni e, a quanto dicono, pure amante degli animali) ad agire in maniera tanto sconsiderata e crudele nei confronti di un gatto indifeso. Ma, alla fine, la sola conclusione a cui si è giunti è che la donna stesse attraversando un periodo di grande stress a causa della grave malattia del padre: ogni giorno andava a visitare l’anziano genitore in ospedale (l’uomo è morto la scorsa settimana) passando proprio dalla strada dove vivono gli Andrews-Mann e ogni volta vedeva Lola che passeggiava sul muretto di cinta, tanto che spesso si fermava ad accarezzarla. Ma quella sera di agosto qualcosa dev’essere impulsivamente scattato nella sua mente per fare quel gesto sconsiderato che la donna, dopo essere stata identificata grazie al famoso video, tentò di giustificare alla stampa come “uno scherzo divertente”.
 
LE MINACCE - Peccato che da ridere ci fosse ben poco e così la Bale, spaventata dalle continue minacce che riceveva, fu costretta a chiedere la protezione della polizia e a scusarsi per il suo gesto, definito “totalmente estraneo al suo carattere”. Non solo. Poche settimane dopo, la donna è caduta anche in depressione, abbandonando persino il lavoro, perché non riusciva più a tollerare gli sguardi astiosi di colleghi e clienti. «La mia assistita ricorda molto poco dell’incidente – ha raccontato in aula l’avvocato David Murray – . La corte sarà ovviamente interessata a sapere perché ha agito così, ma la stessa Mary Bale se lo è chiesto ogni ora negli ultimi due mesi. Vedeva il gatto tutti i giorni e spesso lo accarezzava, ecco perché non riesce ancora a spiegarsi perché il suo comportamento quella sera sia cambiato».

LA CLEMENZA DEL GIUDICE - Un atteggiamento contrito che, unito allo stress che la Bale stava vivendo per la malattia del padre e alla denigrazione mediatica patita dopo il suo assurdo gesto, avrebbe indotto il giudice Caroline Goulborn a risparmiare all’imputata la massima pena prevista nei casi di maltrattamento di animali (6 mesi di prigione o 20mila sterline di multa). «E’ chiaro che si è trattato di un atto impulsivo ed irrazionale – ha spiegato il giudice – che la stessa imputata non riesce a spiegarsi, ma il suo rimorso è genuino e ne ho tenuto conto, come pure le calunnie a cui è stata esposta, sebbene non ci sia alcuna scusa per quello che ha fatto». Oltre alla multa di 250 sterline, la Bale dovrà pagare anche un supplemento alla vittima e i costi processuali, per complessive 1.436,04 sterline (ovvero, 1.634,08 euro).

«Il gatto è stato estremamente fortunato ad uscire vivo dal bidone e a non riportare ferite – ha spiegato alla stampa Nicola Foster della RSPCA (http://www.rspca.org.uk/home) – e mi auguro che la sentenza funzioni come deterrente».

Simona Marchetti 

[Fonte corriere.it]

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