giovedì 14 ottobre 2010

Crolla l’omertà: «La donna fu la prima a colpire il tassista»

Due nuovi testimoni sulla vicenda del tassista in fin di vita. Interrogato, il picchiatore si scusa: «Darei un polmone per lui». Il gip: «Resti in cella»

Milano, 14 ottobre 2010 - Non regge il muro, si sgretola. Non è Scampia, il sud-ovest di Milano, quartiere Antonini, periferia Ripamonti. Due donne si presentano negli uffici della Squadra mobile di Alessandro Giuliano, e parlano. I loro verbali, diversi ma del tutto coincidenti in ciò che raccontano, arrivano in serata sul tavolo del pubblico ministero Tiziana Siciliano. E aggiungono pennellate feroci al quadro di sangue e periferia, di violenza e omertà che già altri cinque testimoni hanno più faticosamente tracciato. Ricompongono, nei dettagli, il film: domenica, ore 14.45, un sole mite su largo Caccia Dominioni, la frenata improvvisa del taxi guidato da Luca Massari, il cane, sfuggito alla padrona, che muore sotto le ruote. Poi, tutto il resto, e quel che resta porta in galera due uomini e una donna, accusati di tentato omicidio aggravato da futili motivi e crudeltà. Quel che dicono ne conferma la gravità dei comportamenti e le accuse. In quel che resta, e che ancora non era stato detto, ci sono tre donne, della famiglia ristretta e allargata di Michel Morris Ciavarella e Citterio, da cui muove la tragedia. Sara Panebianco, padrona del cocker, urla e inveisce contro il tassista (non rimane impigliata nell’inchiesta perché non ha alzato un dito sull’uomo), ma poi compaiono sulal scena le due sorelle Citterio, Elsabetta e Stefania.
E' a Stefania che va il primato, uno dei tanti: è la prima che si scaglia su Luca. Comincia a menarlo, botte col casco dello scooter, mentre lui non reagisce. Un uomo tenta di frapporsi, fra la picchiatrice e la vittima, ma poi si defila. Perché, richiamati dalle urla delle loro compagne (e dalle grida di chi, intanto, si affaccia a finestre e balconi o fa capannello o avvia una corrida di quartiere), arrivano i pezzi da novanta: Ciavarella e il terzo fratello Citterio, Piero. Due uomini dai capelli rasati e dal fare da bulli. Gente nota in Caccia Dominioni, gente che fa paura. Il resto, di nuovo, è noto: botte continue. Ma una delle testimoni ora racconta: «I pugni, prima, poi la faccia di Luca Massari, presa fra le mani e colpita con una ginocchiata che gli fa saltare i denti e lo manda a terra, svenuto». Il massacro dura quasi tre minuti. Quindi i due picchiatori scappano, e sulla scena restano, ancora, le donne. Sarà Stefania, raggiunta dalla polizia come testimone (la ragazza circola a lungo nel quartiere per imbonire testi e fornire versioni di comodo a giornalisti e fotografi), a concordare la «resa» di Michel Morris in un luogo che non crei problemi di ordine pubblico. Fino, poi, a finire a San Vittore, lei stessa, col fratello Piero.
E chiede scusa, ora Michel Morris. Lo fa davanti al giudice delle indagini preliminari Maria Grazia Domanico che ieri lo ha interrogato, e ne ha convalidato l’arresto, confermando che a carico dell’uomo vi sono evidenti indizi di colpevolezza, e che pesano i concreti rischi di pericolo di fuga, inquinamento delle prove (come testimoniano le auto date in fiamme, i fotografi picchiati, i testi minacciati) e reiterazione del reato. Il giovane risponde per oltre due ore alle domande del gip, assistito dagli avvocati Carlo Maffeis e Francesco Lucino: «Potessi essere io al posto suo... - avrebbe detto rivolto al tassista che langue in coma -. Gli chiedo scusa e se potessi riparare mi toglierei anche un polmone, perché questa persona non se lo merita». Il suo legale lo definisce «disperato e sconvolto». «Mi ha chiesto di mettermi in contatto con la famiglia di Massari per chiedergli scusa».
Il pubblico ministero Tiziana Siciliano nella sua richiesta di convalida parla di «un desolante clima di omertà giustificabile solo dalla fama di violenza che gli aggressori hanno nel quartiere». Quel clima di paura, forse, giustifica persino il comportamento dell’uomo, che si è subito frapposto fra Stefania e il tassista, per impedire il via al pestaggio, ma poi si è smarcato: nei prossimi giorni verrà di nuovo interrogato dal pubblico ministero, che intende non lasciare spazio a vuoti d’inchiesta, per ora contro ignoti, ma facilmente inscrivibili col titolo di favoreggiamento dei bulli picchiatori.

Per Piero e Stefania Citterio, che con due giorni di ritardo sono finiti a San Vittore con lo stesso titolo di reato di Morris, la richiesta di convalida dell’arresto arriva oggi sul tavolo del giudice preliminare. L’interrogatorio è previsto per domani. Per loro sarà più difficile spiegare, oltre alle botte, la serie di intimidazioni, fino all’auto bruciata di un testimone e il pestaggio del fotografo Maurizio Maule andato a riprendere le immagini. Per loro, forse, sarà più difficile chiedere scusa.
di Marinella Rossi

[Fonte ilgiorno.it]

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