sabato 2 ottobre 2010

Da Napoli le manifestazioni femministe “spingono” verso l’omerta’. Per certa ideologia il buon senso sembra proprio non esistere.

Man mano che l’occhio della telecamera allarga il campo, cresce il nunero delle vittime che è possibile vedere (ma anche quello dei supersiti, aggiungeremmo volentieri noi).

In fondo, potremmo dire con buona fondatezza scientifica, è logico che il numero di un certo tipo di eventi nel tempo dipenda solo ed esclusivamente dalla capacita’ di un obiettivo (o forse piu’ obiettivi) di allargare il campo visivo includendo spazi altrimenti fuori dalla possibilita’ di essere considerati. Nulla di nuovo quindi: è sempre stato così anche se nessuno ha mai voluto chiarirlo con fermezza preferendo cavalcare i “proventi” derivanti da questo “schiaccamento” della realta’. Il balletto delle cifre attorno al numero di vittime – vere e presunte – è parso così seguire linee iperboliche (grafici “veloci” con valori  enormi e tendenti all’infinito…)

I grandi media hanno questo potere “collaterale”: schiacciano la realta’ facendo sì che un fatto accaduto a decine di migliaia di chilometri di distanza venga percepito come se si fosse svolto tra le mura della casa adiacente. E’ in questo modo, cavalcando l’onda mediatica, che nel corso degli ultimi decenni è stato possibile diffondere il terrore tra la popolazione spesso sempre piu’ incline a non uscire di casa per non affrontare i pericoli – veri o presunti – della strada.

Varrebbe la pena considerare che gia’ questa tendenza a chiudersi e ad isolarsi è il pericolo maggiore per l’incolumita’ di ciascuno di noi perché “butta’ via” risorse che da sempre hanno garantito serenita’ e pace ad intere comunita’: mi riferisco alla solidarieta’ che si sviluppa da relazioni umane “sane”. Isolarsi, aver paura degli altri anziché stringere relazioni di amicizia, crea solitudine, aumenta la paura e, probabilmente, agevola i criminali.
E’ comunque  un dato di fatto che nel panico generale, di queste questioni non si vuol nemmeno sentir parlare: la reazione istintiva è la chiusura, l’isolamento ulteriore.


Ed è così che l’assassinio di una donna a Napoli (vittima della ritorsione di un  criminale) ha finito per avere gli stessi effetti proprio a causa del clamore mediatico suscitato da una manifestazione che, oltre a ricordare la persona barbaramente uccisa, ha concluso con il convincere la gente che certi abusi è meglio non denunciarli, spingendo la frase, certamente non aulica ma assai conosciuta anche dal popolo campano, “Se vuoi vivere a lungo fatti i caxxi tuoi!”.

Trionfo dell’omerta’, insomma e alla fine di tutto.

Quella di Teresa Buonocore, la donna di Napoli uccisa che fu testimone in un processo contro un uomo che aveva abusato di sua figlia, è una tristissima vicenda. Ma è diventata adesso una vicenda ancora piu’ triste perché strumentalizzata, anche e soprattutto da varie realta’ femministe, che hanno voluto collocare questo singolo fatto malavitoso nel novero del “femminicidio”, per richiamare quindi l’attenzione (forse a loro sentire un po’ distratta!) dei media su quella causa secondo la quale le donne, anche in Italia, sarebbero vittime di un non  meglio determinato sterminio di massa. Il femminicidio, appunto, come le femministe stesse lo chiamano.

[In realta' nel nostro paese ci sono circa 600 omicidi l'anno e delle 600 vittime solo un quarto (150) è donna. Ma l'ideologia, si sa', ha o avra' le sue ragioni anche se spesso e troppe volte, non riusciamo  a comprenderle].

Alla fine però i media e la mega-fiaccolata organizzata per ieri 1 ottobre 2010 a Portici (Napoli) hanno finito per far passare un messaggio che gli organizzatori, probabilmente, proprio non si aspettavano: denunciare è pericoloso; meglio un abuso e la vita salva che non il rischio di lasciarci la vita.

Ed è in questa ottica che possiamo oggi leggere un articolo apparso su Il Corriere del Mezzogiorno.it dal titolo “Dopo la morte di Teresa le denunce contro i pedofili crollate del 90% – Negli ultimi tempi si è passati da 22 denunce a una sola

L’articolo è qui http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2010/1-ottobre-2010/dopo-morte-teresa-denunce-contro-pedofili-crollate-90percento-1703867980502.shtml
Ognuno ne tragga le sue opportune considerazioni.

Teresa Buonocore è morta. E’ morta ingiustamente nel piu’ barbaro dei modi: è morta uccisa dopo aver denunciato uomini che riteneva avessero abusato della figlia. Teresa Bonocore aveva fatto quello che è giusto fare semplicemente per cercare di salvaguardare la vita della figlia così come ogni giorno fa, in modi diversi, un numero inimmaginabile di genitori (uomini e donne) che per i loro figli mettono a rischio la propria vita in ogni parte del mondo.

Qualcuno ha però voluto “ucciderla” una seconda volta “sacrificando” la sua tragica vicenda ad un’ideologia che ha seminato e vorrebbe continuare a seminare terrore e paura. Un’ideologia che “spinge” a vedere e a far vedere probabili assassini ovunque.

Forse (ed il forse è pleonastico) è venuto davvero il momento di fare i conti con chi fomenta paura, odio e – lo ripetiamo da mesi – divisione sociale.
g.f.

Vedi anche un comunicato femminista a proposito della vicenda qui




[Fonte comunicazionedigenere.com]

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