martedì 12 ottobre 2010

La mamma assassina trasferita in ospedale psichiatrico

Elisabetta Bertolotto, la donna che ha ucciso il proprio figlio di 3 anni a Savona, è stata trasferita dall’ospedale San Paolo di Savona all’ospedale psichiatrico giudiziario di Castiglione delle Stiviere.

L’incontro con i familiari
Quasi un’ora di incontro, all’ora di pranzo di ieri, nella stanza di psichiatria dell’ospedale San Paolo che da quattro giorni è trasformata in una cella e piantonata nottetempo dalla polizia penitenziaria. Da una parte il marito Mauro, la sorella Gabriella e il fratello Alessandro, dall’altra Elisabetta Bertolotto ancora sottoposta a cure tranquillanti e ferma a letto ma sveglia e lucida.

È stato il primo incontro tra la mamma di 36 anni arrestata giovedì a San Bartolomeo del Bosco per l’omicidio del primogenito Andrea, di neppure 3 anni, ed i suoi cari. Ed è stata la prima volta in cui gli occhi suoi e del marito sono tornati ad incrociarsi dopo la terrificante tragedia di cinque giorni fa. Chissà quante cose si sono detti con gli sguardi e forse con le parole: avrà prevalso la pietà e la commiserazione o l’uomo non è riuscito a trattenere un po’ di quella rabbia che potrebbe covare? Tra i due c’era imbarazzo o soprattutto commozione? Si sono baciati? Hanno pianto?


Impossibile saperlo perché all’incontro hanno assistito solo i familiari con agenti e medici che vigilavano ad alcuni metri e alla fine è calato un riservo totale. Tra l’altro è stato un incontro misterioso e forse clandestino visto che la Procura, ancora ieri, non aveva autorizzato visite da parte di nessuno.

In ogni caso il contatto tra moglie e marito non è durato molto perché i medici hanno quasi subito suggerito di lasciare in disparte Mauro Quagliati e far proseguire la visita soltanto alla sorella e al fratello perchè temevano fosse troppo destabilizzante per Elisabetta. Tra i tre fratelli il colloquio è durato parecchi minuti ma anche in questo caso è impossibile sapere cosa si siano detti: senza dubbio i due fratelli hanno tentato di rassicurarla e rincuorare la sorela, non per perdonarla, ma per farle sentire calore umano e così contrastare ogni possibile intendimento autolesionista (suicidio), visto che è proprio questo il rischio più grave dopo i casi di infanticidio.

Ufficialmente la visita dei tre familiari era legata all’esigenza di portare alla mamma 36enne un cambio di abbigliamento visto il prolungarsi della degenza ospedaliera. Marito e fratelli hanno così ottenuto un permesso per entrare nel reparto di psichiatria e consegnare al personale sanitario un pigiama, delle ciabatte e alcuni capi di biancheria intima sufficienti per alcuni giorni. Poi non si sa bene come questa consegna del “cambio” è diventata l’occasione per una visita vera e propria nonostante per il colloquio ufficiale con i parenti la Procura non avesse dato ancora il proprio benestare. Proprio ieri mattina, infatti, il sostituto procuratore Danilo Ceccarelli si era preso altre 48 ore per decidere sull’istanza presentata dall’avvocato della donna, Roberto Incorvaia, e riguardante la possibilità di farle incontrare giustappunto il marito, le sorelle ed il fratello Alessandro.

«Ritengo che per almeno altre quarantotto ore, vale a dire sino a mercoledì - ha sottolineato ieri il pm Danilo Ceccarelli - Elisabetta Bertolotto debba restare tranquilla, senza doversi sottoporre allo stress di visite, anche se gradite, da parte dei suoi familiari. Deciderò nelle prossime ore, ma credo che non vi siano problemi se a far visita alla donna saranno i suoi stretti familiari, vale a dire la mamma, il fratello e le sorelle».

E sempre il sostituto procuratore ha fatto poi un distinguo per la posizione del marito, Mauro Quagliati, nei confronti del quale mancherebbero le condizioni ideali per un incontro a tragedia così fresca. «In questa fase - ha proseguito il dottor Ceccarelli - mi sembra almeno inopportuno che la responsabile di un delitto possa incontrare quella che è la parte offesa, anche se si tratta, come in questo caso, di moglie e marito».

Parole di cautela e di buonsenso che però, un po’ a sorpresa, sono state superate dai fatti considerato che appunto già ieri il marito ha varcato la soglia del reparto di psichiatria potendo incontrare la moglie e parlarle. Marito che peraltro pare abbia già annunciato l’intenzione di non volersi costituire parte civile nel procedimento penale che scatterà contro di lei chiarendo quindi di non volersi schierare contro di lei nonostante la gravità del suo atto. Una prova d’amore e probabilmente anche la convinzione che dietro il raptus ci sia un malessere, non altro.

Nessuna richiesta è invece arrivata a palazzo di giustizia per poter consentire il ricongiungimento della donna con il suo secondogenito Davide, che tra pochi giorni compirà un mese. Per motivi di sicurezza, e considerato che il neonato sta rispondendo perfettamente al latte artificiale che il pediatra ha disposto, non ci sarà bisogno di ricongiungerlo con una madre che, allo stato, non può essere considerata “sicura” per il suo corpicino di neppure un mese.

Anche i medici sono propensi a ritenere che la responsabilità di un incontro così delicato e a rischio, a tragedia così fresca, sia meglio non farla prendere a nessuno: che si tratti di giudici o per l’appunto personale sanitario psichiatrico.

Sono queste le ultime novità, almeno dal punto di vista giudiziario, di una vicenda che continua a suscitare in città grande scalpore. Il tutto mentre ieri mattina, in forma strettamente privata, al cimitero di Zinola si sono svolti i funerali del piccolo Andrea a cui hanno partecipato lo stesso padre Mauro, le zie e lo zio, ma non i nonni, rimasti ad accudire il piccolissimo Davide nella casa materna di via Untoria.

[Fonte  ilsecoloxix.it]

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