giovedì 21 ottobre 2010

L'Occidente senza padre. Ma "Verranno puniti...."

Il dibattito politico in Occidente, ed anche in Italia, ha un carattere pleonastico. Non va al sodo. Come ha osservato di recente in America il colonnello Olivier North, il futuro della società occidentale non dipende da come si libererà dal terrorismo, ma da come e quando ridarà voce e responsabilità alla figura del padre. Il mondo occidentale, attraverso un lungo processo, terminato negli ultimi decenni, ha infatti  letteralmente espulso di casa il padre, e così, contemporaneamente, "fatto fuori"  la famiglia. L'occidente della tarda modernità è quindi l'unica società  fino ad oggi che si è privata di questi fondamentali strumenti  necessari all'individuo per formare  l'identificazione  di  sé, e   sviluppare  la propria  personalità: la figura paterna, e la cellula familiare. 

Una società siffatta, "senza padri", nella quale tutti dunque rimangono "figli", é, come dimostrano le cronache,  infantile, e sostanzialmente perversa. Perché sia così lo spiego in tutti i miei libri, ma lo faceva già benissimo Sigmund Freud  nel 1905, non osando peraltro pensare  che le patologie individuali da lui descritte diventassero endemiche, e venissero  addirittura promosse dall'organizzazione sociale, attraverso la "rimozione" della figura che nell'essere umano ne  impedisce lo sviluppo: il padre, appunto.  Invece ciò è avvenuto, anzi, è questo  il modello di cultura dominante. 

Gli Stati Uniti, pesce pilota, e (assieme alla Gran Bretagna e ai paesi nordici) principale fautore del disastro  é  oggi il paese più consapevole di questo rischio, e quello che lo studia di più. A differenza dell'Italia, ancora persa in un cicaleccio tardo-femminista, anche perché qui un sociologo, o uno psicologo che voglia studiare i danni della società senza padri teme, giustamente, di non far carriera.  Gli Usa hanno ormai  meno tempo da perdere: i divorzi sono stati più del 50% nel solo 2001. Quasi nessuno "motivato" (abuso di alcoolici, percosse, o altri fatti accertabili). Quasi tutti  invece "no fault", incolpevoli, e fondati su  ragioni psicologiche, difficilmente verificabili: incompatibilità di carattere, non realizzazione delle aspettative della donna, senso di frustrazione.  

La tendenza è all'aumento: molte previsioni anticipano che i 2/3 degli attuali matrimoni finiranno con un divorzio. Anche la "virtuosa" Italia , però, dal 1980 ad oggi ha più che triplicato il numero dei divorzi, passando da 11.800 a 37.600 nel 2000. Nell'insieme dei paesi occidentali, circa il 70% delle rotture matrimoniali avviene per iniziativa femminile.   Anche in Italia,  a chiedere la fine dell'unione matrimoniale sono soprattutto le donne, in misura non  sostanzialmente diversa dal dato medio occidentale. 

Il divorzio, di solito, mette, come richiesto dalla moglie,  il padre fuori di casa
, separandolo  dai figli. Nel 2000, nell'80% dei giudizi di divorzio "no fault", incolpevole, le madri hanno ottenuto la custodia esclusiva dei figli, privando milioni di padri, che non avevano fatto nulla di male, del loro diritto costituzionale di prendersi cura, custodire, e nutrire i loro bambini. La preferenza  accordata  alle madri divorziste, in ossequio  al potere politico delle "phallic american woman", non riguarda certo  la sicurezza e il benessere dei figli. Anzi. Secondo il Ministero della Giustizia degli USA, il 70% dei casi di abuso infantile accertato, ed il 65% degli omicidi genitoriali a danno dei figli,  vengono  commessi dalle madri, non dai padri. Dopo l'affidamento, le madri ostacolano, in tutti i paesi, l'incontro dei figli coi loro padri, anche se questo atteggiamento danneggia gravemente i figli. Negli Usa, ad esempio,    dopo il divorzio, circa il 50% delle madri: " non attribuisce alcun valore nel contatto continuato del padre con i suoi figli", scrive la ricercatrice Joan Berlin Kelly nel suo libro: Sopravvivere alla rottura (Surviving to the breakdown).

Naturalmente, gli uomini che tengono alla loro famiglia ( che in genere sono anche quelli che tengono alla società), soffrono  di questo meccanismo perverso. In Inghilterra, dal 1970, il suicidio tra gli uomini è aumentato del 72%, mentre quello tra le donne è rimasto costante. Fu appunto nel 1970  che    l' orientamento antipaterno divenne dominante, anche per effetto del l'affermazione del femminismo, le cui leve furono in buona parte assorbite dalla magistratura, e dalle altre professioni attive nella "Fabbrica dei divorzi", psicologi, assistenti sociali. L'interruzione  nella trasmissione della cultura materiale e istintuale maschile, realizzata con la "rimozione" del padre  ha prodotto, naturalmente, un indebolimento dell'identità dell'uomo, di cui quella cultura è elemento costitutivo, e fondante. 

E, contemporaneamente, una grave insoddisfazione nella gran parte delle donne e delle madri, che non si identificano affatto  con le starlet delle "Pari opportunità", e non ne possono più di mariti narcisi e figli  terrorizzati dalla vita. Antropologia, biologia, e  pensiero filosofico  (Nietzsche e Scheler tra gli altri), sanno bene che  il corredo istintuale umano di partenza è debole. 

L'uomo (non solo il maschio naturalmente) non " é ", ma  diventa. Per questo la trasmissione "di genere", é così importante. L'essere  umano è infatti l'unico tra gli animali, che  nasce non  sapendo "per istinto" come amare, come  fare del sesso, come difendersi e come organizzare i propri affetti e le proprie relazioni. Lo psicanalista e antropologo Alexander Mitscherlich ricorda (in  "Società senza padri") che l'uomo: "non possiede un modello di comportamento ereditario né per far la corte, né per accoppiarsi, e la sua conoscenza  su  come riconoscere i nemici, non é innata". Ma lo diceva già benissimo Linneo, diversi secoli prima di lui. 

I politici d'occidente hanno sostituito la "political correctness", e un ossequio formale verso quelle donne  che gridano più forte, e sono meno provviste di lealtà verso la famiglia e la società, a queste antiche conoscenze della biologia, dell'antropologia, e della stessa psicologia. 

Verranno puniti. 

Dai giovani che in questo servilismo verso gli aspetti più distruttivi del materno hanno perso la giovinezza, e rischiato di perdere anche la vita. 

Dalle donne, private dalla società  similfemminista della virilità dei loro uomini. 

E infine dagli uomini stessi che, con le loro ultime forze, rovesceranno il cinismo libertino di una cultura di cartapesta.

Claudio Risé

[Fonte Area, n. 73, ottobre 2002]

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