sabato 16 ottobre 2010

Metti una sera a cena che rinasca la famiglia

ADOLESCENZA. In un estratto dall'opera, le ansie dell'età più difficile e qualche idea per uscirne
La ricetta del neuropsichiatra per ricreare il dialogo tra genitori e figli «Mangiare insieme, spegnere il televisore, non fare un interrogatorio»


Danilo Castellarin
Perché molti genitori vogliono assomigliare troppo ai figli e perdono di vista il loro ruolo per diventare amici, fratelli e zii?
Perché è più facile. Non credo ai genitori amici dei figli. Il genitore non deve abdicare al suo ruolo di figura guida e di argine all'energia dei figli. Gli stessi figli non apprezzeranno di più mamma e papà se li percepiscono come amici e non come genitori.
Non è che fingersi fratelli è più comodo ai genitori di quanto non sia utile ai figli…
Certamente sì. I genitori fotocopia dei ragazzi, quelli che si vestono come loro, che usano il loro linguaggio, , i loro modi di fare, che si comprano pure i loro jeans, rischiano solo di essere patetici.. Un figlio ha bisogno di essere capito. Ma ha anche bisogno di essere guidato attraverso una nitida differenziazione dei ruoli.
Perché basta un broncio per mettere in crisi i genitori?
Perché molti adulti non sono convinti delle loro scelte, non si sentono sicuri, non credono di essere davvero buoni genitori. Il figlio adolescente capta questa insicurezza da mille piccoli segnali e agisce di conseguenza facendo leva su reazioni emotive. Il muso lungo di un figlio adolescente fa parte del corredo. Un genitore se lo deve aspettare. Ma non per questo deve mollare, pena il ricatto e il fallimento del progetto educativo. Anche perché si può dire di no in molti modi. Per esempio rispettando l'opinione diversa del figlio e spiegando i propri perché. Senza banalizzare le sue posizioni, le sue richieste, le sue convinzioni. Il dialogo deve restare sempre aperto, sempre fluido.
La scuola ha perduto autorevolezza. Per colpa della scuola o per colpa dei genitori?
Più che di colpe, parlerei di responsabilità. Se un bambino non rispetta il suo turno nel parlare perché a casa nessuno glielo ha spiegato, inutile sperare che sia la scuola a farlo.
Dove si imparano le regole?
La base educativa si apprende in famiglia. La scuola è un ente pedagogico, ma di seconda istanza rispetto alla famiglia. Solo che per molti genitori è molto più comodo scaricare tutta la responsabilità sugli insegnanti. Salvo correre a lamentarsi se il voto non corrisponde alle loro aspettative o se l'insegnante ha ritirato il telefonino in classe.
Com'è cambiata la vita dei ragazzi con il telefonino?
Senza telefonino e navigatore satellitare i teen-agers sono fregati; nessuno sa arrangiarsi, poco intuito, di orientamento nemmeno parlarne. È il pedaggio che i ragazzi pagano a un'infanzia programmata al minuto secondo nel tempo libero. Una modalità che ha finito con il tarpare le ali alla loro fantasia, alla loro creatività, alla loro autonomia.
Perché i genitori non accettano l'insufficienza del figlio, la nota del preside, il voto basso del profe, lo sberleffo dei compagni?
Evidentemente alla base c'è una mancanza di autostima personale. Se io genitore non arrivo a tollerare l'insuccesso scolastico di mio figlio significa che sono talmente insoddisfatto della mia vita presente che ho costruito artificialmente l'immagine di un figlio perfetto. Senza chiederglielo.
L'ingresso nella pubertà può essere pericoloso. Che tipo di prevenzione devono prepararsi a fare i genitori per evitare ai figli di finire nelle rapide?
La pubertà non è solo cambiamento per il ragazzo, ma anche per i genitori. Occorre un senso di continuità positiva dell'esistenza che parte dai genitori per arrivare ai figli. La pubertà è un elemento che fa parte di un continuum. Il genitore non lo ricorda, ma ha passato le medesime difficoltà. Per questo dovrebbe trasmettere al figlio la gioia e l'accettazione della trasformazione. Rassicurarlo. Dirgli (o dirle): non preoccuparti, sei sempre tu, stai diventando uomo o donna.
Da cosa si capisce che una figlia è anoressica o si sta incamminando verso l'anoressia?
Qualsiasi alterazione o rigidità nella condotta alimentare deve allertare i genitori. Alcuni di questi elementi possono essere transitori. Altri possono diventare significativi. Ma se un genitore non vuole fare come lo struzzo e chiudere gli occhi è perfettamente in grado di cogliere gli elementi d'allarme. Se hanno un minimo di sintonia con i figli, non possono non capire. Io non posso credere a un genitore che mi dice di essersi improvvisamente accorto dell'anoressia quando la figlia è dimagrita di dieci chili. E prima che cosa ha fatto? Dov'era? A che cosa pensava?
A volte, guardando il tempo passato, si scivola nella tentazione di dire «quanto era meglio». Ma è davvero così? Era davvero più semplice entrare nella fase puberale negli anni Cinquanta o Sessanta?
No, non era più semplice. C'era però una maggiore accettazione di ciò che avrebbe determinato il cambiamento. La pubertà rappresentava l'ingresso nel mondo adulto e dunque l'acquisizione di una precisa responsabilità individuale. Era uno degli elementi che, in negativo, ti faceva dire «Oddio che cosa mi sta succedendo», e in positivo «Finalmente sto diventando grande». Oggi per molti ragazzi il crescere non significa assumersi responsabilità, bensì acquisire soltanto nuovi diritti. Anche per questa ragione si diffondono i bulletti che sognano di diventare i furbetti del quartierino. Perché molti adulti si sono dimenticati di insegnare ai figli il rispetto per gli altri, la capacità di trovare nel prossimo le qualità prima dei difetti.
Una donna su tre non si piace e il 20% delle ragazzine, come regalo di compleanno, chiedono a mamma e papà di potersi rifare il seno. Il governo è intervenuto imponendo l'obbligo della maggiore età. Che tipo di società rivela questa tendenza?
Rivela una società che non è contenta di se stessa. D'altra parte, per un genitore che si sente fare una richiesta del genere dalla figlia di 15 anni è più facile dire va bene e aprire il portafogli. Ma c'è di più. Ci sono genitori che hanno imposto alle figlie la plastica al naso semplicemente perché non apprezzavano il loro profilo.
Molti genitori confondono i desideri con i premi.
Il motorino o i jeans firmati sono un desiderio. Che non va respinto a priori. Ma che deve essere conquistato attraverso la programmazione, l'attesa, il sacrificio, il risultato e infine il premio. Il premio è il riconoscimento di un impegno.
Come si costruisce un dialogo?
Mangiando insieme la sera e spegnendo la tivù. Devono iniziare i genitori. Raccontando la loro giornata e stimolando, attraverso il loro racconto, la descrizione della giornata dei figli. Meglio evitare l'interrogatorio poliziesco con domande aggressive, tipo «Cos'hai fatto?»

Franco Pajno Ferrara

[Fonte ilgiornaledivicenza.it]

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