domenica 17 ottobre 2010

«Michele continuerà a parlare Verranno a prendere anche me»

Le paure di Cosima Misseri: i militari qui fuori vogliono evitare che scappi?

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI
AVETRANA (Taranto) - La ragazza che si fotografava da sola stava cambiando. Al bar di via Kennedy lo ricordano bene. «Prima Sarah arrivava aggrappata al braccio di Sabrina, bruttina come sono certe adolescenti, con l'apparecchio, i capelli crespi... Le sussurrava all'orecchio quale gelato voleva e la cugina lo ordinava per lei. Quest'estate invece era sbocciata, s'era fatta luminosa».

Sì, lo dicono tutti, nella sua prima e ultima estate da giovane donna, era diventata capace di ordinarsi il gelato e la vita senza l'aiuto di nessuno. Lo dice anche Valentina, la cugina più grande e saggia, sorella maggiore di Sabrina, seduta in piazza e un po' spersa nella sola sortita che si concede da quindici giorni, accanto ai suoi avvocati Vito Russo e Emilia Velletri: «S'era fatta i capelli lisci con la piastra, Saretta, aveva imparato a truccarsi. E sai chi gliel'aveva insegnato? Proprio Sabrina». Sabrina che sognava di diventare un'estetista raffinata, e qualche esperimento lo faceva sul cucciolo di famiglia, su quell'imbranata della cuginetta, «giochiamo a farti bella, Saretta mia»; magari c'era riuscita al di là delle intenzioni, perché Sarah bella lo stava diventando davvero e ormai di Sabrina invidiava soltanto il privilegio delle foto: le foto di Valentina e Sabrina, figlie fortunate, tappezzano ancora il corridoio nella villetta dei Misseri. «Beate voi, che i vostri genitori vi scattano tutte quelle fotografie! Mia madre non me ne fa mai manco una! E io me le scatto da sola, col cellulare».

Anche Sarah voleva foto vere, il vero calore di quella famiglia tutta intera, voleva scappare dal gelo affettivo di Vico Verdi, con mamma Concetta incapace di starle vicino, con papà Giacomo al Nord assieme al fratellone Claudio: «Adottatemi», ripeteva persino negli ultimi giorni, pure a Sabrina e a zio Miche', quelli che, secondo la Procura, l'avrebbero ammazzata. Così insisteva, cercava una nicchia sua in un mondo che immaginava d'amore, forse si stringeva a zio Miche' come faceva con tutti, pure coi ragazzi grandi, gli amici di Sabrina. Cercava coccole e generava equivoci, Sarah, e forse è morta per questo, di solitudine.

Il dolore ha scavato un solco qui ad Avetrana. È la distanza tra la villetta dei Misseri, in via Deledda, e la casa azzurrina degli Scazzi, in vico Verdi, e non misura più i cinquecento metri delle mappe stradali, ma cinquanta e passa giorni di sospetto e diffidenza. Da mamma Concetta arrivano parole di fiele attraverso un regista dello staff di Chi l'ha visto?, la stessa trasmissione che le disegnò in diretta i contorni del suo dramma il mercoledì sera della confessione di Miche': «Sabrina è come la Franzoni. Negherà sempre». In serata Maurizio Amici, il regista, smorza: «Ammortizziamo, ragazzi». Tante sono le smentite in questa storia. Resta la lontananza che si sente sulla pelle come l'umidità.

L'altra madre, Cosima, sta accasciata su se stessa da quando le hanno arrestato Sabrina. Guarda via Deledda da dietro le persiane sempre chiuse: «Ma che fanno là i carabinieri? Vogliono impedirmi di scappare?». Ma no, signora, vogliono proteggervi (a casa arrivano almeno una trentina di telefonate di minaccia al giorno). Cosima, «Mimina» per i suoi, ha questi lampi improvvisi di ironia, e certi sprazzi di preveggenza: «Prima o poi verranno anche da me... quello tirerà in mezzo anche me». Il marito, l'uomo con cui ha diviso vita e fatica, lo chiama «quello» o, come in galera, con cognome e nome, «Misseri Michele». «Nel foglio della perquisizione - dice - c'è scritto indagata»: non è vero, c'è scritto «moglie dell'indagato», ma lei s'aspetta di finire nel tritacarne, è sempre stata il vero capofamiglia, «facevo tutto io, pure il gasolio compravo, quello faticava nei campi e basta». Tutti immaginano che sapesse tutto, e magari calunniano questa matriarca vestita sempre a lutto. «Dormivo, avevo faticato in campagna e stavo a letto a dormire, quel 26 agosto».

Ora vaga nelle stanze, Mimina, sistema letti dove più nessuno dorme, ogni volta che le cala la tensione, s'accascia. A Sarah diceva: «Ma tu non ce l'hai una casa, Saretta? Ma che vuoi sempre qua? Vattene a casa tua!». Sospira: «Non volevo affezionarmi a lei, non volevo che lei s'affezionasse a noi, avevo paura che mia sorella Concetta si dispiacesse». In mezzo c'è una storia nella storia, mamma Concetta era testimone di Geova e accusava i Misseri di averle plagiato Sarah che a diciott'anni voleva farsi cattolica, con Sabrina che le avrebbe fatto da madrina al battesimo. Ma questo non spiega niente, è troppo poco. Mimina vedeva più lontano. Sarah era uguale a lei da ragazza, le foto degli album anni Sessanta, nel salotto arabescato, parlano chiaro, biondine e carine tutte e due, due copie. Mimina qualcosa aveva capito? Sentiva che quella povera ragazzina affamata d'affetto poteva guastarle la pace della famiglia?

Una chiave sta certo nell'ultima estate. Sarah comincia a fare capolino nelle istantanee accanto a Sabrina, non è più insicura, ha un filo di rossetto, i ragazzi grandi la guardano. Pure Ivano, eterna cottarella di Sabrina, che adesso se ne sta chiuso in casa e mormora: «Non so più a chi credere...». Le due cugine tirano le cinque di mattina con quei ragazzi grandi, Sarah è una che si butta addosso, Sabrina la rimprovera, forse non più solo da sorella maggiore. Sarah un piccolo sole, lei troppo tonda per piacersi davvero.

Ma per capire manca ancora una scheggia. E Valentina racconta: «Sabrina voleva un bene dell'anima a nostro padre, era pazza di lui e lui di lei». Lo ha sempre chiamato «paparino», quando poi lui l'ha delusa ha strillato da una camera di sicurezza: «Non lo chiamerò più papà». C'era solo quella magia che i padri e le figlie conoscono bene, tra quei due, o cos'altro ancora? C'era una trappola in cui Sarah ha infilato la sua vita? Mimina dice che lui avrebbe fatto qualsiasi cosa per non dare torto a Sabrina, per non darle un dolore. Fino a dove arriva un padre disposto a fare qualsiasi cosa per la figlia? Quanto dolore, quanta delusione c'è nell'ultimo messaggino di Sabrina a Valentina - «papà m'ha incastrato» - spedito dalla caserma di Manduria, prima di essere arrestata?

All'edicola di Avetrana i giornali arrivano tardi: «Si so' talmente spaventati che non escono», dice una mamma di figli col gusto della battuta. In piazza, Valentina sta consumando la sua ora di libertà dagli arresti televisivi, dalla reclusione in casa che tocca persino a lei, innocente di tutto, scesa qui da Roma ad aiutare la famiglia. Passa un idiota, la riconosce e strilla: «È questo il paese dei mostri?». Lei, sulla sedia del bar, si fa così piccola che sembra Sarah quand'era uno scricciolo e nemmeno in foto si vedeva.

Goffredo Buccini

 [Fonte corriere.it]

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