lunedì 8 novembre 2010

Mantenimento diretto. Dai tribunali di merito alla Cassazione si consuma il grande inganno

La preseveranza con cui i giudici di merito non applicano l'affidamento condiviso è ben nota. Sembra che i quasi cinque anni di violazione della legge, all'interno del sistema giustizia, stiano cominciando a produrre effetti deleteri per i cittadini, e l'inganno del falso condiviso, consumato nei tribunali di tutta Italia, si sta gradualmente trasferendo, in quanto a contenuti, sulle sentenze della Cassazione, la quale un giorno dà, e l'altro toglie.

E' di questi giorni una sentenza di quelle "che tolgono" giustizia, anzichè aggiungerla. Secondo gli "ermellini" (nomignolo simpatico, ma in questo caso odioso) il mantenimento del figlio naturale affidato congiuntamente ad entrambi i genitori spetta comunque in maniera “indiretta” al genitore che non risiede con i figli, anche se il giudice ha deciso l’affido condiviso. La Corte di Cassazione, con la sentenza 22502 del 4 novembre 2010, ha respinto il ricorso di un padre separato contro il decreto con cui il giudice stabiliva l’assegno di mantenimento in favore della figlia quattordicenne, nata fuori dal matrimonio.

L’uomo pretendeva che venisse accolta la sua richiesta di “mantenimento diretto”, dal momento che la ragazzina, sebbene collocata prevalentemente presso la madre, passava moltissimo tempo con lui. Chiedeva quindi di contribuire direttamente alle sue esigenze quotidiane, e se necessario, versare un assegno perequativo alla madre. La sua richiesta, rimasta inascoltata dalla Corte d’Appello, non è stata accolta dai giudici della prima sezione civile, che hanno ribadito che “nella determinazione del contributo previsto dall'art. 277 cod. civ., in tema di mantenimento dei figli nati fuori dal matrimonio, la regola dell'affidamento condiviso a entrambi i genitori ai sensi dell'art. 155 cod. civ. - applicabile anche ad essi in forza del rinvio operato dall'art. 4 della legge n. 54 del 2006 - non implica deroga al principio secondo il quale ciascun genitore deve provvedere alla soddisfazione dei bisogni dei figli in misura proporzionale al suo reddito. In applicazione di essa, pertanto, il giudice deve disporre, OVE NECESSARIO, la corresponsione di un assegno periodico che, IN CASO di collocamento prevalente presso un genitore [ovvero: SEMPRE], va posto a carico del genitore non collocatario, prevedendone lo stesso art. 155 la determinazione in relazione ai tempi di permanenza del figlio presso ciascun genitore”.

Fatta la legge, trovato l'inganno. Una volta inventato il domicilio prevalente, infatti, la Cassazione lo dà per buono, lo assimila e ne fa giurisprudenza, emettendo una sentenza che, a ben vedere, è solo l'apoteosi giuridica del grande inganno perpetrato agli italiani.

Una vera e propria "truffa intellettuale", fatta con la destrezza e la disinvoltura tipica degli impuniti. 
[Fonte adiantum.it]

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