lunedì 15 novembre 2010

Nelle separazioni, chi è in malafede trova sempre soddisfazione - di Angela M.

Sono una mamma residente in provincia di Cuneo e, dal 2006 sono sottoposta alle infinite torture di una separazione giudiziale senza via di uscita, in cui soprusi, arroganza totale manifestata ed incapacità da parte di coloro che dovrebbero tutelare l'applicazione della Legge, passano sotto triste e vergognoso silenzio. Sono anni che mi batto affinché le separazioni cessino di essere "Fabbriche dei divorzi" e che la sfera familiare sia tutelata a favore dei minori.

A mio parere, la chiave di svolta per ottenere una riforma della Giustizia su misura dei cittadini è l'instaurazione di una sempre maggiore vicinanza umana tra avvocati, giudici e periti nella lotta contro il dolore: processi eterni sicuramente non contribuiscono a far luce sulla verità, ma senz'altro creano un alone di ulteriore sofferenza, a maggior ragione del tutto inutili in un ambito così delicato quale quello delle separazioni. Bisogno ad ogni costo offrire un sostegno alla fragilità delle famiglie onde evitare silenziose sofferenze che possono sfociare in "eventi clamorosi", dei quali possiamo avere un assaggio quotidianamente sfogliando le pagine dei giornali, o ascoltandole notizie di cronaca nera.

La separazione giudiziale in cui sono coinvolta, ha dilapidato affettivamente, economicamente e psicologicamente la mia famiglia, in particolare la sottoscritta, che la sta subendo con infinita sofferenza, svuotata dalle energie necessarie per accudire i figli, cresciuti fin'ora appellandosi esclusivamente alle sue forze.

La mia esperienza sarà tristemente simile a quella di molte coppie che si trovano ad approdare nelle aule del Tribunale per tentare di trovare una soluzione a problemi delle incomprensioni familiari o, perché si viene citati dal coniuge , ma, il più delle volte invano il tentativo di conciliazione senza il volere dei legali.

Se purtroppo si arriva a tanto, la speranza è quella di affrontare un giudizio sereno e ragionevole, svolto in tempi che non trasformino un percorso di giustizia in CALVARIO, in particolare quando sono coinvolti i figli nelle cause di separazione.

I ragazzi rischiano di subire danni irreparabili da prolungate situazioni conflittuali e, vivendo in prima persona questa situazione, ho l'impressione che il sistema giustizia ruoti intorno le esigenze degli avvocati più che a quella dei protagonisti di tali sofferenze.

Vedo intorno a me una società con troppi ragazzi problematici e, consapevole dei sacrifici affrontati nell'educare i miei e trasmettere loro valori sani, affinché potessero inserirsi al meglio nell'ambito sociale e scolastico, mi ritrovo ora a difendermi da patetiche e cattive rivendicazioni del padre il quale, invece di fornire loro un supporto sicuro prestando attenzione alle loro necessità, appare del tutto disinteressato, anzi per di più si è creato un nuovo nucleo familiare, con tanto di bambine al seguito, permettendogli in questo modo di tagliare definitivamente i ponti con quelli che sono i suoi figli, troppe volte scandalizzati dai suoi comportamenti arroganti e beffardi nei miei confronti, dalle minacce di riappropriarsi la casa in cui abitiamo, dalle infinite discussioni per i bisogni extra dei figli.

Scrivo perché penso che la mia storia rappresenti le difficoltà di quanti che vorrebbero essere ascoltati di più e meglio, e auspicano giudizi in tempi più rapidi. Perché con lo scorrere del tempo, nelle infinite attese, proprio chi è in malafede trova paradossalmente soddisfazione ed occasioni a sufficienza per dar sfogo a tutta la propria vergognosa irresponsabilità.

[Fonte: adiantum.it]

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