domenica 7 novembre 2010

Pedofilia femminile: il dramma e il tabù

Su Sky un reportage che racconta storie di abusi compiuti da donne

di Isabella Angius*  

  Lavorare sulla pedofilia femminile significa trascorrere settimane e mesi a spiegare ad amici e conoscenti cos’è. Cos’è l’abuso al femminile? In molti pensavano che con quella definizione ci si riferisse alle vittime bambine, non alle abusanti adulte. Realizzare un reportage per Current tv (canale 130 di Sky) sulla pedofilia femminile ha significato quindi fare i conti con un tabù nel tabù: se è infatti già difficile che si riesca a parlare di pedofilia, è ancora più complicato riuscire a raccontare che gli abusi sessuali avvengono il più delle volte all’interno delle famiglie. È ancora più complesso fare i conti con il fatto che la pedofilia può avere il volto di una madre, di una baby sitter o di un’insegnante.

Di solito le donne pedofile hanno un profilo che non ci si aspetta: sono giovani, colte, amorevoli con i bambini. Sono tante – troppe – le donne che recitano un ruolo passivo lasciando all’uomo il ruolo attivo nella molestia e nella violenza. Si calcola che le donne in percentuale siano tra l’8 e il 12% del totale. 

Un dato questo controverso perché è raro che venga segnalato un abuso di una donna, quelle segnalazioni stentano a diventare denunce, molte di queste vengono ritirate se non addirittura ritrattate dalle vittime stesse. Nessuna famiglia accetta un’onta di questo tipo. Se è una vergogna avere un familiare che ha questo tipo di “gusto sessuale” è ancora più intollerabile che sia una donna. 

Allora si ritratta, si ritira, si allontana la vittima se possibile. Si tace.   

Sintetizzando al massimo possiamo dire che gli uomini dal punto di vista fisico sono più violenti, mentre dal punto di vista psicologico sono le donne a fare peggio. Perché da una donna non te l’aspetti. Che ci piaccia o no la donna è vista soprattutto come madre. È suo per lo più il ruolo di cura e di protezione che rende la vittima ancora più debole, fragile, sola e isolata. La pedofilia femminile, come quella maschile, si esercita in gran parte all'interno delle mura domestiche, tra segreti, sentimenti di amore-odio e rapporti pericolosi. Una psicologa durante la realizzazione della puntata ci ha raccontato di una madre che svegliandosi di notte - e trovandosi sola nel letto - non faceva nulla. 

Eppure sapeva che il marito era nel letto della figlia sedicenne. Tutte le notti. Durante il processo la madre accusò la ragazzina di avere un atteggiamento seducente con suo padre. Per la madre, quella ragazzina era la colpevole, non la vittima.Quando si parla di pedofilia si sottende quasi sempre che il pedofilo sia maschio, sconosciuto e violento. E invece la realtà è molto diversa: per dirla con le parole di Luigi Colombo il pedofilo «è come un truffatore». E non meno la donna che abusa, che innanzitutto circuisce la vittima: crea empatia con il piccolo (spesso anche con i genitori) e solo dopo aver abusato in qualche modo si arriva al ricatto. Prima si chiede il silenzio, poi lo si pretende. Non è subito violenza, prima c’è l’inganno, la truffa appunto.Abbiamo parlato con tante persone: medici, poliziotti, investigatori, studiosi e volontari. Abbiamo poi intervistato una donna, una mamma che un giorno ha avuto chiaro che il suo figlio più piccolo stava subendo molestie dalla baby sitter che viveva a casa con loro. Un trauma. Un classico nella letteratura scientifica. Il bambino aveva allora meno di due anni, non andava all’asilo. Un giorno mimò un atto sessuale con un oggetto. Dopo un incontro con una psicoterapeuta è stato subito chiaro che il bambino viveva sollecitazioni sessuali non consone alla sua età. Il bambino era iper-sollecitato, sapeva cose che non avrebbe dovuto sapere. Scoprire che una persona che vive in casa – assunta e scelta dai genitori –  proprio per la cura dei più piccoli è responsabile di molestie (quando non di vere e proprie violenze) è scioccante. Quella madre decise di non denunciare. Un bambino così piccolo non può raccontare, non sa parlare.Poi c’è la pedopornografia. A fare emergere più chiaramente la diffusione della pedofilia femminile negli ultimi anni ha contribuito senza dubbio il web. Su internet sono sempre di più le immagini o i filmati pedopornografici che coinvolgono donne e soprattutto mamme. 

Al Centro Nazionale della Polizia di Stato per il contrasto alla pedopornografia i poliziotti parlano di oltre 570 siti nella blacklist della Polizia Postale. «Dalle comunità virtuali – raccontano degli agenti – arrivano i consigli per l'uso, le raccomandazioni e le piste per ottenere materiali e minori da poter abusare. Il prezzo lo impone la qualità e soprattutto la novità delle immagini. È importante sottolineare – avvertono – che il clic alimenta la produzione e quindi l'abuso di produzione di questo materiale». 

Una donna poliziotto che ogni giorno – per lavoro – è costretta a vedere materiale perdopornografico – che non ha voluto rilasciare l’intervista – ci ha raccontato di quanto sia diversa, e comunque terribile, l’esperienza di vedere una fotografia, un filmato e un filmato con l’audio. E dunque l'incremento dei casi come questi confermano i dati riportati da Barbara Forresi dalla sede centrale a Milano di Telefono Azzurro: «Negli ultimi due anni, il 12% delle violenze sessuali denunciate su segnalazioni giunte al Telefono Azzurro, hanno come autrici delle donne». Nel reportage abbiamo raccolto la testimonianza di una donna condannata per abusi sessuali su sua figlia. Una testimonianza che abbiamo dovuto ricostruire grazie all’interpretazione di una (brava) attrice come Barbara Foria.«Adoravo il mio fidanzato. Era affascinante come Steve Mc Queen. Era lui che mi chiedeva di coinvolgere mia figlia. 

Quando sono accaduti i fatti non pensavo che mi piacessero i bambini e non lo penso neppure ora. In realtà non pensavo a nulla. Adesso mi è capitato, soprattutto nel progetto di trattamento, di farmi questa domanda, ma penso di poter dire che i bambini in generale non mi piacciono, ho coinvolto mia figlia nei rapporti sessuali con il mio partner». Luigi Colombo è il medico che ha in cura la donna che ha risposto alle nostre domande. Un altro medico che anche lui cura i sex offender ci ha raccontato: «Quando entra nella mia stanza un pedofilo per me è un malato. Spesso è vittima due volte: della sua malattia e di un abuso subito molti anni fa, da bambino». Ma i malati vanno curati e il carcere punisce e non cura.

*Autrice del reportage in onda questa sera alle 21.10 su Current Tv (Sky, canale 130)

16 giugno 2010


[Fonte http://www.ffwebmagazine.it/ffw/page.asp?VisImg=S&Art=6417&Cat=1&I=immagini%2FFoto+A-C%2Fbambina_muro_int.jpg&IdTipo=0&TitoloBlocco=L%27intervento&Codi_Cate_Arti=24]

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