sabato 18 dicembre 2010

Cassazione: moglie che fugge con amante ha diritto al mantenimento

Commento e sentenza. L'infedeltà della moglie, anche se conclamata e consumata in un rapporto temporaneo di convivenza con "l'altro", non è necessariamente e automaticamente causa esclusiva di addebito della separazione coniugale. Il marito tradito, quindi, può anche essere chiamato a concorrere nel mantenimento della consorte nel procedimento di divorzio.
Il principio allargato di «assistenza materiale» tra coniugi (articolo 143 del codice civile) è stato ribadito dalla Cassazione (Prima civile, sentenza 25560/10 depositata ieri) nel solco di due precedenti recenti (8512/2006 e 25618/2007).
A farne le spese, non solo in senso figurato, è stato un cinquantenne pugliese, che aveva proposto ricorso contro la decisione con cui l'appello riformando il primo grado gli aveva caricato un assegno mensile di 200 euro, beneficiaria la fedifraga consorte, in aggiunta a quello di 220 euro per la figlia. I giudici di merito avevano considerato risolutiva la circostanza che tra l'abbandono del tetto coniugale per fuga amorosa durata quattro mesi e il deposito della domanda di separazione erano trascorsi più di cinque anni; secondo la corte, il ripristino della convivenza nei due anni precedenti la richiesta di separazione dimostrava che il pur lungo episodio di infedeltà conclamata non aveva avuto «una portata tale da determinare la rottura del matrimonio».
A giudizio del marito, invece, la motivazione sul punto era «illogica laddove esclude l'efficienza causale della relazione adulterina» sul loro menage, così come testimoniata nel procedimento di separazione, per giunta, dall"altro". La Prima civile però gli ha dato torto, contestando «l'equazione posta tra l'obbligo di fedeltà e la rottura del matrimonio che ne sarebbe l'ineludibile corollario», anche perchè la dinamica storica della relazione, con i suoi alti e bassi, tradimenti e riconciliazioni, può essere esaminata e valutata solo davanti al giudice di merito che nella fattispecie ha soppesato correttamente gli elementi agli atti. E sotto questo profilo, tra l'altro, poco importa che la moglie sia titolare di un immobile valutato 160mila euro e il marito versi in difficoltà economiche.
 

Fonte: sole24ore.com

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