giovedì 2 dicembre 2010

Legge 54/2006 sull'affidamento dei figli: lo scandalo continua, ma chi ha sbagliato non si illuda di non essere messo di fronte alle proprie responsabilità.

Gli italiani vogliono una separazione normale

Seguendo l'esempio degli studenti che in questi giorni manifestano contro la riforma Gelmini, dovremmo anche noi cominciare ad occupare pacificamente qualcosa, ma la pagheremmo cara. Eppure oggi sono tantissime le persone, uomini e donne, che sarebbero disposte a farlo. E' tutta gente che ha un solo desiderio: ripristinare la normalità, conducendo una vita "normale" da genitore separato. 


Combattare le prassi e gli stereotipi culturali, ribadire le ovvietà. Non è forse tutto qui il problema delle separazioni in Italia? E' ovvio e universalmente condiviso che i bambini abbiano bisogno della cura di entrambi i genitori, eppure le decisioni dei tribunali vanno sempre in direzione opposta, e cioè verso l'affermazione dello sterotipo secondo il quale i figli sono della mamma.
 
E' ugualmente ovvio e accettato che, in presenza di figli, i genitori debbano dialogare anche dopo la separazione, per il bene di tutti. Invece, ciò che si è affermato è lo stereotipo secondo il quale, quando ci si separa, è normale "confliggere", combattersi l'un l'altro fino all'ultimo sangue. 

E' altrettanto ovvio che debbano essere i giudici a prendere le decisioni riguardanti le famiglie separate, eppure la prassi imperante è quella secondo cui le sentenze, in realtà, vengono scritte in anticipo da uno stuolo di consulenti tecnici d'ufficio e di assistenti sociali (questi ultimi largamente impreparati e dominati da stereotipi di vario tipo). 

Sarebbe ovvio, infine, che un giudice seguisse personalmente una vicenda di separazione e, sopratutto, l'effettiva esecuzione delle sue disposizioni, ma la prassi è quella di non farlo. Mai. 

Chi come noi, in questi anni, ha studiato le famiglie separate attraverso il caleidoscopio della L. 54/2006, ha capito che questa crisi è esattamente speculare alla crisi delle istituzioni. La giustizia che non funziona e la politica degli interessi privati sono andate di pari passo con lo scadimento dei valori di solidarietà familiare che fino a vent'anni fa caratterizzavano i legami affettivi. Politica e giustizia, con i loro intrecci, hanno dato - e danno ancora - il cattivo esempio ad una larga parte della Società Civile che oggi si riconosce nell'inganno, nel malaffare e nell'aggiramento delle più elementari norme di vita. 

A sentir parlare l'on. Paniz di un improbabile intervento forte contro la magistratura per sensibilizzarla verso una corretta applicazione del condiviso, viene naturale chiedersi perchè è necessario questo intervento, e come si è arrivati proprio a questo punto. Anche qui si rivela la dicotomia tra la prassi e l'ovvietà: in un paese "normale" sarebbe ovvio attendersi dai giudici una presa di posizione rivolta all'autocritica, e invece la categoria oppone un assoluto silenzio, seguitando con offensiva arroganza ad applicare la prassi dei 15 minuti ad udienza e dei modelli di sentenza pre-compilati. E si badi bene: se i provvedimenti già compilati (con la previsione del domicilio prevalente alla madre) sono stati abilmente eliminati, la pre-compilazione è rimasta nelle menti di questi super-burocrati ben pagati e sempre più lontani dalla "normalità" del pensiero comune. 

Quale dovrebbe essere questo "intervento forte", Paniz non l'ha chiarito. Finora, tutti gli esposti dei cittadini esasperati dal sistema sono andati quasi sempre a vuoto, perdendosi nei meandri della difesa corporativa ad oltranza dei magistrati. Il CSM non risponde, e quando lo fa dice che la tua istanza "è inammissibile". Il Capo dello Stato si tiene accuratamente ed inspiegabilmente in disparte. I politici, viste le elezioni imminenti, cominciano a chiamare ossequiosi, carichi di promesse e pieni di attenzioni. Noi per loro siamo dei voti che camminano, respirano, mangiano, si sposano, mettono al mondo dei figli e, molto spesso, si separano.

Gli unici che hanno a cuore la Società, invece, siamo noi genitori. Siamo i veri professionisti della vita, e visto che il nostro Paese è fondato sulla famiglia, sarebbe arrivato il momento di avere una nostra rappresentanza stabile in Parlamento. Dovremmo essere noi al posto loro, ad amministrare la Cosa Pubblica, a fare le leggi (quelle giuste), e a ridare dignità a quella barzelletta che oggi è diventata l'Italia. 

Seguendo l'esempio degli studenti che in questi giorni manifestano contro la riforma Gelmini, dovremmo anche noi cominciare ad occupare pacificamente qualcosa, ma la pagheremmo cara. Eppure oggi sono tantissime le persone, uomini e donne, che sarebbero disposte a farlo. E' tutta gente che ha un solo desiderio: ripristinare la normalità, conducendo una vita "normale" da genitore separato. Gli italiani sono stanchi di ribadire le ovvietà. Alcuni, poi, fanno fatica a ricordare che cosa è "normale", tanto sono immersi nella "anormalità" di un sistema dove l' 1% (i magistrati) tiene in scacco il restante 99% dei cittadini che si separano. 

L'esasperazione non produce mai buoni frutti, bensì solo altra esasperazione. Passato il Natale, la L. 54 si avvierà velocemente a compiere  5 anni dalla sua entrata in vigore. Lo scandalo continua, ma chi ha sbagliato non si illuda di non essere messo di fronte alle proprie responsabilità. 

[Fonte adiantum.it]

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