lunedì 17 gennaio 2011

AIAF sul DDL 957. Tra insinuazioni e toni aspri, ecco chi vuole il domicilio prevalente. L'AIAF cosa teme di perdere?

Formalmente scritto ad Ottobre (data imprecisata...) dal Presidente Milena Pini, e segnalato in questi ultimi giorni, è apparso sul web il comunicato di AIAF - associazione italiana avvocati per la famiglia e i minori - sul DDL 957. 

E' un documento coerente con le posizioni di questa organizzazione di avvocati, da sempre contrari al vero affidamento condiviso, ma da cui oggi traspare preoccupazione e nervosismo. 

Per cosa ? 

Potremmo avanzare soltanto delle congetture, ma non serve: il documento si commenta da sè. E' sufficiente leggere la lettera introduttiva al documento, per comprendere perfettamente da dove nasca questa irritazione, testimoniata peraltro da una immediata e piccata precisazione sul titolo di studio dell'amico Maglietta: essere un professore di ingegneria civile è forse peccato di "lesa maestà forense", o soltanto un avvocato (magari solo dell'AIAF) può scrivere un disegno di legge ?  

Il PDL 2209 (Camera dei Deputati) è stato redatto da un Consulente Finanziario, da un professore di Econometria, da un medico Veterinario, da un Cardiologo, da un Pediatra e da una dipendente ministeriale, eppure il primo firmatario del testo è stato proprio un consulente legale, il quale ricopre il ruolo di Vice Presidente della Commissione Giustizia della Camera. 

Forse l'on. Lussana e gli altri quindici deputati firmatari avrebbero dovuto rifiutare la collaborazione delle nostre associazioni, sol perchè non è presente alcun avvocato? 

Solo un avvocato può essere un bravo giurista? 

O si vorrebbe insinuare che il prof. Maglietta non avrebbe l'esperienza e la preparazione necessaria per scrivere un buon progetto di legge? 

O, peggio ancora, il DDL 957 sarebbe un pessimo testo perchè scritto da un professore di ingegneria civile ? 

Cos'hanno di sbagliato, accademicamente e culturalmente parlando, i docenti della facoltà di ingegneria ? 

Proseguendo la lettura del documento, non si può fare a meno di notare una bassa insinuazione circa le reali motivazioni di un disegno di legge che avrebbe "l'unico scopo di risolvere i problemi di un centinaio di aderenti ad associazioni che non sono affatto rappresentative degli interessi della popolazione".

Impossibile sorvolare sulla implicita offesa che viene fatta a ben cento - non uno, ma cento ! - genitori in difficoltà, i quali hanno avuto il coraggio di sfidare un sistema reso iniquo da un dubbio comportamento istituzionale della magistratura di merito che l'AIAF tanto apprezza. 

Oggi quelle persone rappresentano non sè stessi, o i loro problemi, ma la rabbia di decine di migliaia di genitori separati (uomini e donne) che si trovano a vivere il medesimo dolore, quello di chi ha perso, senza sapere il perchè, il proprio ruolo di genitore.

L'assunto secondo il quale le associazioni di cui fanno parte "non sono affatto rappresentative degli interessi della popolazione" è autenticamente auto-referenziale.  

L'AIAF, piuttosto, non rappresenta affatto la Società Civile, a differenza di ADIANTUM, Crescere Insieme e tutte le altre stimate associazioni attive in tema di famiglia e minori. A ben vedere, poi, AIAF non rappresenta neanche l'Avvocatura, ma solo una minoranza ben organizzata di essa. Il problema, semmai, è che si occupa di separazioni e di affidamento dei figli.

Già nel 2006 l'avv. Pini, all'epoca presidente AIAF della Lombardia, scriveva* "E’ noto che l’AIAF ha assunto sin dall’inizio una posizione critica rispetto alle diverse proposte di legge relative all’affidamento condiviso, palesemente viziate da una impostazione che poneva al centro le rivendicazioni degli adulti, ed in particolare del movimento dei padri separati, anziché i diritti dei minori e le responsabilità dei genitori". 

La stessa posizione si conferma anche adesso. "Non vi è alcuna necessità di modificare le legge 54/2006", scrive l'AIAF. E poi prosegue "Ma quale è la realtà ? Cosa dicono i dati ISTAT e del Ministero della Giustizia sull’applicazione dell’affidamento condiviso, dal marzo 2006 ad oggi ?". E via con una carrellata di dati ISTAT, i quali notoriamente segnalano solo l'applicazione nominale del condiviso, ma non registrano affatto (quello lo fa ADIANTUM, tramite l'Osservatorio Nazionale) il contenuto dei provvedimenti giudiziali, tutti protesi verso il c.d. Falso Condiviso e l'invenzione del Domicilio Prevalente. 

Alcuni passaggi, poi, sono inquietanti, come quello a pag. 5 (vedi allegato), laddove si legge "Vi è purtroppo una ampia casistica di situazioni - episodi di violenza familiare; particolari esigenze dettate dall’età dei figli; distanza tra le abitazioni dei genitori; tempi di lavoro di un genitore; problematiche psichiche o di salute di un genitore; stati di dipendenza da alcol o da droga di un genitore; etc. - che può far ritenere necessario un affidamento esclusivo e non condiviso, senza con ciò arrivare ad una valutazione estrema di pericolosità di quel genitore per il figlio". 

L'AIAF intanto dovrebbe spiegare quale attinenza esiste tra la violenza familiare o i problemi di droga e la distanza tra le abitazioni dei genitori o i loro tempi di lavoro, ma ancor di più dovrebbe renderci edotti sulla opportunità di un affidamento esclusivo (sicuramente opportuno nei primi due casi) quando la distanza tra i genitori è notevole, o quando il loro lavoro richiede particolari impegni. E poi, cosa c'entra l'eventualità di una "valutazione di pericolosità" per chi abita ad una certa distanza ? Un genitore che abita a 50 km dall'altro è forse pericoloso per i figli ? 

A cavallo tra la pag. 5 e la 6 l'AIAF arriva al punto: "Non può inoltre essere condivisa la proposta che il minore abbia una doppia residenza, che comporterebbe seri danni psicologici a qualsiasi persona, e a maggior ragione ad un minore che vivrebbe anagraficamente sdoppiato e diviso (....).Semmai la legge 54/2006 va riformata nel senso opposto, ossia di introdurre una norma che preveda il prevalente collocamento del minore presso un genitore". Quali siano questi seri danni psicologici l'avv. Pini-AIAF non lo spiega. Ci piacerebbe che lo facesse, e di certo noi non avremmo nulla da eccepire sul fatto che un avvocato possa parlare di psicologia pur non avendo frequentato il relativo corso di laurea, ma resta il fatto che il documento, al riguardo, si ferma ad un allarmistico ed improbabile enunciato. 

Per non sembrare imparziali, si allega il testo di cui ci occupiamo. Ne consiglio la lettura integrale. 

Per fortuna, in Italia lavorano associazioni forensi (AMI e ANFI, in primis) che fanno della tutela del minore un concreto terreno di dibattito culturale, aperto al confronto sopratutto con le associazioni, che sono le più idonee a rappresentare gli umori e il malcontento che ad organizzazioni come l'AIAF appare sconosciuto. Non una sola parola traspare dal documento riguardo alla possibilità di dialogare con la Società Civile, che noi associazioni (e non solo ADIANTUM, ma tutte) rappresentiamo. Solo stereotipi, vere e proprie "scorie" culturali - quelle sì, veramente pericolose - e continui ammiccamenti ai magistrati. 

Ma non tutti gli avvocati italiani appartengono all'AIAF. La quasi totalità di essi ha un approccio meno perentorio al problema, e sia pur con qualche distinguo (fisiologico in una fase di transizione culturale come quella che viviamo adesso), la stragrande maggioranza di essi è più disponibile alle nuove soluzioni e, sopratutto, a far valere le ragioni e i diritti degli utenti nelle aule dei tribunali, anche a costo di non vedere accolte le proprie richieste. Al genitore che ha a cuore i propri figli, infatti, interessa che il proprio avvocato combatta per lui, e pazienza se quel magistrato non applicherà la legge, ma al cliente interessa che la sua applicazione venga pretesa dal proprio legale. Nessun compromesso con la prassi, perchè i compromessi servono solo ad allungare i tempi del  processo. 

Concludendo, a mio avviso questo documento dell'AIAF sul DDL 957 rappresenta la posizione conservatrice di chi si oppone strenuamente al cambiamento, allo scopo di difendere la "legge non-legge" del domicilio prevalente.

Qualcuno dovrebbe ricordare all'AIAF che il condiviso, anche grazie a loro, non è mai entrato veramente in vigore, per cui i suoi esponenti avrebbero poco da lagnarsi.

Probabilmente essi sentono che l'entrata in vigore del VERO condiviso è imminente, ed il loro è un "attacco preventivo", giusto per ribadire che quella "legge non-legge", alias l'affido esclusivo, va difeso anche a costo di una caduta di stile.  

L'esperienza insegna che chi ha paura di perdere qualcosa comincia sempre con l'insinuare qualcosa su quelli che considerano quali "avversari". 

L'AIAF, pertanto, cosa teme di perdere ? 




[Fonte adiantum.it]

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