mercoledì 12 gennaio 2011

Ordine assistenti sociali e Linee Guida: chi deve dare esempio sia di esempio

Di Eleonora Montanari. IL 24 giugno 2010, presso il T.d.M. di Roma, su invito del'CNOAS (Consiglio Nazionale Ordine Assistenti Sociali), ho partecipato, in qualità di presidente dell’Associazione Tu Sei Mio Figlio Onlus, alla presentazione delle “Linee Guida per la Regolazione dei Processi di Sostegno e Allontanamento del Minore”. 

La realizzazione di questo documento è stato un passo decisamente importante, che ha visto la collaborazione di istituzioni, professionisti e associazioni non profit che si occupano delle tematiche chiamate in causa nelle Linee Guida. Anche noi abbiamo partecipato a questo lavoro di costruzione, offrendo il nostro contributo al  tavolo tecnico tenutosi il 2 Marzo 2010, come  associazione di famiglie coinvolte in procedimenti di allontanamento di minori, e l’esperienza dell’associazione in questo ambito è stata tenuta in considerazione al fine di arricchire i contenuti delle Linee Guida. 

Non era più possibile (purtroppo, aggiungo) negare le lacune esistenti, le continue segnalazioni, le situazioni denunciate di continui casi di allontanamenti dettati da motivazioni non così gravi da giustificare la separazione dei figli dai genitori. Tutto questo non è passato inosservato, tant’è che non solo i giornali e le trasmissioni  televisive hanno iniziato ad occuparsene: anche persone qualificate dedicano in modo sempre più consistente attenzione alla tematica, e segnalano gravi procedure, caratterizzate in diversi casi da un’interpretazione del minore come oggetto di  tutela anzichè come soggetto. Questo può portare ad oscurare il bene supremo del minore – quello di crescere in una famiglia - danneggiandolo con il distacco completo (e non certo temporaneo) dagli affetti di  cui necessita come diritto primario. 

Tuttavia, malgrado l'impegno profuso dai diversi attori coinvolti nella stesura delle nuove Linee Guida, non ci  risulta che queste siano state messe in pratica dagli stessi operatori  nei vari territori d'Italia, anzi, con nostro rammarico, si è evidenziata una conoscenza in alcuni casi quasi nulla…e considerato che le Linee Guida rappresentano un modus operandi caldamente raccomandato dal Consiglio dell’Ordine Nazionale – cosa di cui tutti i membri dovrebbero prendere atto -, la scarsa considerazione verso questo documento mostrata in alcuni frangenti, è principalmente un segno di scarso rispetto verso l'Ordine stesso. 

A seguito di una attenta lettura delle Linee Guida, è possibile evidenziare come, a partire dalla premessa, esse siano ben articolate e ricche di contenuti altamente condivisibili, anche su come i servizi dovrebbero operare nel riconoscere e prevenire situazioni di rischio per il minore, e nel sostenere le famiglie in difficoltà. 

É a questo punto che sorgono spontanee diverse domande, domande che ci pervengono anche da molte famiglie in tutta Italia: 

in che modo viene dato concretamente il sostegno alle famiglie in difficoltà ? 

si consente un rientro dei figli quanto più veloce possibile nel proprio nucleo familiare (come dichiarato nel comunicato stampa scaricabile su http://www.cnoas.it/archivio.php?keytb=CST&id=394&) ? 

Dove e quando si verifica realmente il rispetto delle persone ? 

Come viene garantita e fornita l'informazione ai genitori stessi ? 

Quali strategie vengono adottate per ridurre quanto più possibile i tempi estenuanti e devastanti dell’allontanamento ? 

Quando viene realmente effettuato l'affiancamento alla famiglia d'origine per favorire un'attività di supporto che sia improntata alla eliminazione della "sostituzione", a favore di un maggior  sostegno ? 

Perché molti degli operatori ritenuti dal CNOAS stesso "indisciplinati" non vengono esonerati, ma li si mantiene operativi con vari espedienti ? 

Non è forse compito del CNOAS, quello di richiamare, in maniera esemplare, gli operatori che palesemente diffamano il vero obiettivo per cui è nata l'istituzione dei Servizi Sociali stessi, anzichè tutelarli ad ogni costo, anche negando l'evidenza ? 

Chi deve dare l'esempio sia d'esempio: solo così diminuirebbe il ragionevole senso di diffidenza che è sempre più diffuso nelle famiglie (e non solo). Forse, se gli assistenti sociali dessero l’esempio, si potrebbero attuare i buoni intenti contenuti in queste Linee. 

Prendiamo ad emblema del tutto l'art.14 delle Linee Guida: esso recita che “l'affidamento del minore in strutture di accoglienza, di tipologia adeguata all’età e alle caratteristiche del minore, deve essere strettamente limitato al periodo necessario all'elaborazione di un progetto di rientro nel nucleo familiare [....]”. La lettura di questo articolo solleva un interrogativo che necessita di una risposta esaustiva: con quali criteri e come viene realmente stabilito il periodo di tempo ? 

Il tempo è decisivo per ogni bambino e per la sua crescita evolutiva, e il "bene supremo del minore" è anche il non doversi trovare adulto senza poter riconoscere i propri genitori, il non  poter ritrovare nella propria infanzia ciò che avrebbe dovuto essere un suo primario diritto: crescere con la propria famiglia.

Fonte:adiantum.it

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