sabato 22 gennaio 2011

Responsabilità civile dei magistrati e legge Vassalli: l'Italia deferita alla Corte Europea di Giustizia per mancata revisione del sistema

La cosidetta legge Vassalli, che disciplina attualmente il regime di responsabilità civile dei magistrati, è stata periodicamente al centro di critiche per via di una sostanziale impunità di cui i giudici, in forza di legge, godrebbero. 

Recentemente, poi, i richiami dell'UE all'Italia, accusata di non aver modificato tale sistema, si sono tradotti in un deferimento del nostro Paese alla Corte Europea di Giustizia.

A ben vedere, relativamente all'oggetto di specie, i principi costituzionali da bilanciare sono quello di indipendenza della magistratura e quello della responsabilità personale/diretta dei funzionari pubblici contemplato dall’art. 28 della nostra Costituzione.

L'unica categoria di dipendenti pubblici (tali sono i giudici) che è esente da tale enunciato è la magistratura, per la quale la normativa prevede l'adozione di un “filtro” costituito dalla chiamata in causa dello Stato. Ciò avviene in quanto il bene da tutelare sarebbe l’indipendenza della magistratura e del singolo magistrato.

E' bene dire che l’assenza di una responsabilità “diretta” - con eccezione per il caso di dolo - non è il vero problema, il quale è invece rappresentato dagli effetti deleteri che tale norma ha prodotto sui magistrati, sulla loro professionalità e, in definitiva, sulla loro capacità di non sbagliare.

A fronte di un progressivo peggioramento del sistema-Giustizia, infatti, le denunce contro i giudici si sono quasi azzerate, anche perchè la prospettiva di dover affrontare un giudizio verso lo Stato, per il comune cittadino, è scoraggiante. E' anche vero che in tutte le epoche storiche la disciplina della responsabilità civile dei magistrati è sempre stata diversa rispetto a quella stabilita per gli altri funzionari pubblici, considerando la posizione costituzionale tipica del loro ruolo, ma con la legge Vassalli gli effetti negativi per i cittadini si sono rivelati di gran lunga preponderanti rispetto al bene da salvaguardare, e cioè l'indipendenza dei giudici.

Senza contare il tradimento della volontà popolare che si era espressa con il referendum Tortora, negli ultimi anni la magistratura si è staccata sempre più dalla gente comune, quasi rifiutandone la medesima appartenza antropologica.

Bisogna riconoscere che, sul piano del bilanciamento tra responsabilità civile e indipendenza, l’impianto della legge è più volto a proteggere il magistrato, che non invece a garantire un efficace strumento di tutela dei diritti dei danneggiati

Secondo la legge Vassalli (L. 117/1988), poi, l'azione di risarcimento deve prima essere giudicata ammissibile. Come possiamo considerare questo filtro ?

E' una soluzione inaccettabile,  dal punto di vista sociale, e non condivisibile, dal punto di vista tecnico. La sua giustificazione nascerebbe dalla necessità di evitare l’instaurazione e il proseguimento di azioni palesemente infondate, che potrebbero compromettere il sereno esercizio delle funzioni giurisdizionali.

Ma la portata fattuale di tale “filtro” è tale che la giurisprudenza di merito e di legittimità hanno ritenuto necessario proteggere il magistrato dalle azioni proposte dalla parte lesa anche nel caso in cui si lamenti che il danno subito sia conseguenza di un reato del magistrato. Per proporre l’azione ex art. 13 della l. n. 117 del 1988, si richiede che il danneggiato si costituisca parte civile nel processo penale o intraprenda l’azione civile dopo una pronuncia penale di condanna a carico del magistrato.

Come sappiamo, ciò potrà avvenire solo dopo molto tempo. Inoltre, in difetto di tali presupposti, il danneggiato non può agire direttamente, poiché si deve sottostare al giudizio di ammissibilità ex art. 5 l. n. 117 del 1988: se si consentisse al danneggiato di agire direttamente contro il magistrato prospettando ipotesi di reato a suo carico, risulterebbero vanificati le limitazioni e il “filtro” imposti dalla legge all’ammissibilità dell’azione civile.

Se tale filtro, in linea generale, appare già criticabile, lo è ancor di più la prassi giurisprudenziale che ha trasformato il giudizio di ammissibilità in un vero e proprio giudizio di merito, finendo per bloccare la quasi totalità delle domande.

L'effetto più evidente, però, è anche quello di aver annullato le aspettative di giustizia: i tempi lunghi del processo, la demotivazione prodotta dal sistema introdotto dalla norma in vigore, e l'assenza di un organo di controllo veramente imparziale - il CSM raramente interviene con durezza -, individuano oggi, nei fatti, un concreto profilo di impunità che, per sua stessa definizione, non può che definirsi incostituzionale.

[Fonte http://www.adiantum.it/public/1622-responsabilita--dei-giudici.-profili-di-rispondenza-della-legge-vassalli-alla-costituzione.asp?nuovo=true]

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