sabato 15 gennaio 2011

Tiberio Timperi denuncia: "All'indomani dell'entrata in vigore della legge 54, diversi avvocati hanno suggerito strategie processuali 'cattive'. False accuse di violenza, denunce di abusi prive di fondamento hanno causato un bel corredo di incontri protetti che interrompono per lungo tempo la relazione tra i genitori ingiustamente accusati e i figli".

Il 14 Gennaio a Roma, nella splendida cornice del Campidoglio, si è svolto il convegno dell'AMI - Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani - organizzata dall'avv. Gian Ettore Gassani e dal suo staff. Il tema era "Orfani di genitori vivi. La PAS tra diritto e psicologia", ed è stata l'occasione per fare il punto sulla Sindrome da Alienazione Parentale (PAS) e, sopratutto, su quanto questo disturbo sia realmente conosciuto presso gli addetti ai lavori (avvocati, psicologi, tribunali, assistenti sociali) e presso la Società Civile. 

Pressocchè unanime l'opinione secondo cui l'attuale lavoro della Magistratura sulle problematiche familiari - profondamente deficitario - crea un terreno fertile alla diffusione della PAS in Italia. Sotto accusa la disapplicazione della L. 54/2006, e Tiberio Timperi, intervenuto nella mattinata, ha subito posto l'accento su un problema di fondo. "La legge sull'affido condiviso dà per scontato che ci sia buon senso in chi la deve applicare. Purtroppo non è così. Dal dettato della legge, che prevede 'tempi equilibrati e continuativi' - leggi 'armonici e uniformi' - i giudici si sono allontanati subito, dimostrando che quel buon senso non venga per niente osservato". "La L. 54/2006", ha proseguito Timperi, "dovrebbe semplicemente essere applicata. Essa invece viene interpretata e svuotata del suo significato". 

Ed in effetti pesa, nel panorama giudiziario italiano, una contraddizione così netta tra la volontà del Legislatore, che ha inteso introdurre il principio di Bigenitorialità, e l'operato dei magistrati di merito, che sembrano non voler ancora comprendere, a distanza di quasi cinque anni, la portata sociale della riforma. "Il condiviso è una bella cornice", ha affermato Timperi, "che però nei fatti si traduce con la domiciliazione prevalente alla madre nel 90% dei casi. Pertanto, potremmo dire che quello italiano è sì un affido condiviso, ma di polemiche. Non è giusto che giudici e assistenti sociali si prendano la responsabilità, che nessuno ha dato loro, di 'educare' i nostri figli". 

Altra nota dolente è quella del mantenimento diretto, previsto dalla legge e totalmente disapplicato dai tribunali. "La contribuzione diretta è una cosa sana, che abitua i genitori e i bambini ad una gestione più dignitosa dei rispettivi ruoli genitoriali,. Invece i magistrati applicano ancora la prassi dell'assegno, peraltro senza obbligo di rendicontazione. Ciò genera una rendita parassitaria vita natural durante. Chi vuol fare valere i propri diritti, poi, - ha continuato Timperi - viene automaticamente considerato 'conflittuale'. In pratica bisognerebbe rinunciare ai propri diritti per sembrare persone pacifiche". 

Il suo è un intervento che non fa sconti a nessuno. "All'indomani dell'entrata in vigore della legge 54, diversi avvocati hanno suggerito strategie processuali 'cattive'. False accuse di violenza, denunce di abusi prive di fondamento hanno causato un bel corredo di incontri protetti che interrompono per lungo tempo la relazione tra i genitori ingiustamente accusati e i figli. A queste diffuse calunnie l'ordinamento risponde con sanzioni amministrative pari a 109 euro....". 

"Come cittadino", ha concluso Timperi, "mi auguro che il rilievo mediatico che il problema ha suscitato possa contribuire a far cambiare le cose, ma ciò non succederà mai se non verrà adottato, tanto dalla Magistratura quanto dall'Avvocatura, un severo criterio di specializzazione. E' necessario creare, finalmente, il tribunale della Famiglia. Se non faremo tutto questo, come cresceranno i nostri figli da adulti, che cittadini avremo tra vent'anni ?". 

[Fonte adiantum.it]

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