martedì 1 febbraio 2011

Il destino delle famiglie in mano ai servizi sociali: uno strapotere senza eguali

Di Salvatore Garofalo. Qualche giorno fa mi ha telefonato un nostro utente, da me seguito da molti anni. Con voce esterrefatta e smarrita mi ha chiesto: secondo lei conta di più un magistrato o un'assistente sociale ? Avvezzo ad un sistema giudiziario malato (almeno per il Diritto di Famiglia), chiedo del perché di quella domanda. La risposta è delle più raccapriccianti: “due assistenti sociali nominate dal tribunale dei minori mi hanno detto con enorme autorità che da questo momento gli orari di permanenza da trascorrere con il bambino devono essere modificati”.

Allora gli ricordo che sono orari stabiliti dal giudice istruttore del tribunale ordinario dopo una perizia (CTU) durata otto mesi. A tale argomentazione rispondono le due signorine: “le decisioni del magistrato sono carta straccia e sicuramente il perito nominato dal tribunale ordinario ha sbagliato tutto, riteniamo la perizia poco affidabile, il perito ha sicuramente sbagliato”.
Ribatte il nostro: il CTU non l'ho scelto io, ma mi è stato assegnato dal tribunale.

Nulla da fare, le due assistenti sociali hanno continuato nel loro proposito e nel loro delirio di onnipotenza. Faccio notare che tali dichiarazioni sono state esposte dalle due “esperte” non appena hanno incontrato il nostro amico già al primo colloquio.

A questo punto ho consigliato all'interessato di esporre l'accaduto al giudice del tribunale ordinario alla prima udienza utile. Il sig. Rossi (nome di fantasia) racconta tutto al magistrato. Costui fa finte di niente e, dietro insistenza dell’interessato, fa semplicemente spallucce senza proferire verbo, lasciando l'utente senza alcuna risposta.

Quello che vi ho raccontato non è un caso isolato, e nemmeno tra i più gravi. Qualche anno addietro, dopo avere da pochi giorni terminata una perizia (con ottimi risultati per tutto il nucleo familiare) chiesta dal giudice istruttore per valutare le attitudini genitoriali e determinare i tempi di permanenza del minore presso ciascun genitore, un altro amico dell'Associazione riceve una telefonata da un'assistente sociale nominata dal tribunale dei minori, allo scopo di fissare alcuni incontri per non si sa bene cosa. Il sig. Bianchi – anche questo è un nome di fantasia -, sbalordito, replica dicendo che solo da qualche giorno ha terminato un altra perizia con un altro consulente nominato dal T.O.. Risponde l'operatrice: “le conviene presentarsi subito, noi siamo un altro tribunale”. Il sig. Bianchi, inesperto, si presenta all'incontro con il CTP che l'aveva seguito per la prima perizia e con l'avvocato che cercava di capire cosa fosse accaduto. Apriti cielo. Con tono arrogante e con fare di chi ha le spalle coperte da ampia impunità, l'operatrice chiede al sig. Bianchi di mettere alla porta i consulenti pena essere dichiarato soggetto insicuro, immaturo e poco affidabile.... “chissà cosa ne avrebbe pensato il giudice di tale giudizio” continua decisa.

Il potere di questa gente è immenso, al punto di consentir loro di dire e fare tutto ciò che vogliono, peraltro in assenza di testimoni.

Il nostro Ordinamento tutela i diritti civili di chiunque. Se una persona viene fermata dalle forze dell'ordine può anche non rilasciare nessuna dichiarazione, può rimanere in silenzio fino all'arrivo del proprio legale che lo tutelerà anche da eventuali oltraggi. Se una persona viene processata ad assisterla sono presenti il legale di fiducia oltre ad i propri consulenti di parte. Insomma nessuno è lasciato solo dinanzi a chi lo accusa o a chi vuole sapere. Dinanzi ai servizi sociali si è lasciati completamente (e inspiegabilmente) soli, in balia di gente inesperta che può permettersi anche di dire che un giudice di un altro tribunale non sa fare il suo lavoro.

La politica discute da anni del grande potere dei giudici e dell’opportunità di ridurlo, ma a nessuno è venuto in mente di valutare concretamente un sensibile ridimensionamento dello strapotere dei servizi sociali, i quali lavorano nell'ombra senza che vi sia la possibilità di potersi difendere da “oltraggi”, soprusi e da eventuali contestazioni sopra le righe.

Gli assistenti sociali lavorano da soli, senza sguardi indiscreti, e ogni loro stanza è un tribunale gestito personalmente e discrezionalmente.

In questi termini, all' “indagato” non viene assicurata alcuna tutela. La parola dei servizi contro la parola dell'utente.

Chi avrà la meglio su eventuali contestazioni, considerando l'assenza della difesa e del perito di parte?

E' accettabile e democratico tutto questo in un paese cui la costituzione garantisce la difesa di qualunque cittadino in tutti i luoghi e in qualunque momento della sua vita?

No, non è accettabile. Ma siamo in Italia, e qualcuno ha dimenticato di cancellare tutte le norme precedenti alla Carta Costituzionale. Siamo dinanzi ad un odioso inciucio storico all'italiana: da una parte la profonda e vera garanzia democratica sancita dai padri costituenti, e dall'altra la vigenza di regi decreti con tutto il loro fardello di assenza di democrazia e garanzie, come era nella logica di quegli anni (anni 30).

La scorsa domenica un noto psichiatra, sugli schermi di un'emittente nazionale, gridava che i cittadini non si rivolgono ai servizi sociali perché ne hanno paura.

Ebbene, bisogna averne davvero. Abbiate timore degli assistenti sociali, statene lontani, finchè è possibile, e finchè le cose non cambieranno.

Fonte:adiantum.it

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