venerdì 11 febbraio 2011

Moduli predisposti per il falso condiviso. Ecco quelli dei tribunali di Roma e di Monza

Di Fabio Nestola. Carissimi Mara ed Angelino, proseguiamo nell’analisi del corposo materiale raccolto nei Tribunali. Oggi ci preme portare alla Vostra attenzione l’aspetto della “collocazione” dei figli minori in caso di separazione.

Un breve inciso: appare curioso che il lavoro certosino di verifica sia lasciato alla libera iniziativa della cittadinanza, che impiega tempo, competenze, risorse e personale rigorosamente non retribuito Ma, si sa, le strutture no-profit nascono proprio laddove si evidenziano le maggiori carenze istituzionali.

Diverse strutture associative denunciano fin dal  2006 la ritrosia di alcune frange della magistratura nell’accettare la riforma dell’affido condiviso: ne risulta una sistematica disapplicazione, concretizzata attraverso la giurisprudenza riferibile all’affido esclusivo, trasportata di peso all’interno del nuovo impianto normativo.

A tale scopo la prassi giurisprudenziale ha coniato d’autorità termini (e relativi concetti) che non hanno alcun riscontro nel testo varato dal Parlamento. La residenza prevalente, il genitore collocatario, la collocazione residenziale del minore, etc.. Nell’applicazione pratica viene creata di fatto la figura del genitore prevalente, assimilabile al vecchio termine (ed relativo concetto) di “affidatario”. Ergo, l’etichetta “affido condiviso” è limitata ad una mera applicazione sul contenitore, ma i contenuti sono identici a quanto ampiamente consolidatosi col precedente affido esclusivo.

Affido esclusivo? Due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.

Affido condiviso? Due pomeriggi a settimana e due domeniche al mese.

Queste - piaccia o meno - sono le misure standard erogate in Italia. La riforma, nella sostanza, non ha inciso affatto. L’orientamento è “far prevalere un genitore e limitare l’altro”, esattamente ciò che la norma novellata intendeva cancellare. La stortura dei moduli prestampati  evidenzia come la prassi sia talmente consolidata da non lasciare spazio nemmeno al tentativo di mantenere un’imparzialità formale. Nella norma non è previsto, ma la collocazione prevalente compare in bella mostra sugli stampati, bisogna solo aggiungere il genitore affidatario. Ok, scusate, convivente.

Gli esempi sotto riportati sono estratti dagli originali in nostro possesso, provenienti dai Tribunali di Roma e Monza






Non si tratta di un dettaglio. I moduli intervengono concretamente sulla legge, effettuando una limitazione d’ufficio. Il Diritto di Famiglia è terra di nessuno, controllare l’applicazione delle norme sembra essere un optional.   Sorprende inoltre come mai nessuno abbia notato gli errori dei moduli ne’ abbia sentito l’esigenza di correggerli. Possibile che nessun magistrato abbia visto che a Civitavecchia non esistono opzioni per il genitore non collocatario, che il modulo ha deciso possa essere solo il padre ? Possibile che nessun magistrato abbia visto che a  Roma esiste uno spazio “collocazione residenziale” mai previsto da nessun legislatore ?

Eppure compilano tali moduli a raffica ininterrottamente ormai da 5 anni. Nella mente di chi studia il fenomeno si insinua una domanda preoccupante: si tratta veramente di errori, o forse i moduli rispecchiano perfettamente la forma mentis di chi li compila senza notare la stortura ?  

Carissimi Mara ed Angelino, ai cittadini italiani - costretti a navigare nel mare magno della burocrazia -  sorgono continuamente dei fastidiosi dubbi .
  • Chissà se i Ministeri controllano i vari uffici che cadono sotto la loro competenza ?
  • Chissà se i controlli (qualora vi fossero) si concludono con un nulla di fatto oppure producono effetti positivi ?
  • Chissà se esistono delle responsabilità per evidenti errori che negano giustizia, pari opportunità, diritti di adulti e minori ?
  • Chissà se coloro che si riempiono la bocca di “superiore interesse del minore” pensano che il superiore interesse dei bimbi sia limitare loro l’accesso ad un genitore ?
  • Non sarebbe possibile elaborare un modulo unico, di fonte ministeriale, conformato ai dettami della norma, da mettere in uso in tutti i tribunali ?
Così, giusto per dedicare un attimo di attenzione ai problemi della collettività, vi dispiacerebbe rispondere a queste domande ?

Certi della vostra sensibilità, ringraziamo anticipatamente.

Fonte: adiantum.it

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