martedì 8 febbraio 2011

Se la magistratura applica in modo sessista una legge che sessista non è, è l'ora di dire BASTA!

Moduli predisposti per il falso condiviso. Lo scandalo parte dal tribunale di Civitavecchia


Carissimi Mara ed Angelino, forse vi siete distratti un attimo, ma qui le cose continuano a non andare per il verso giusto...Innanzitutto permetteteci di chiamarvi con il vostro nome di battesimo: la confidenzialità non vuole essere un gesto arrogante, ma solo il segnale affettuoso della stima che nutriamo per il fondamentale operato dei Ministeri da voi diretti. 

Intendevamo ricordare come i concetti di "Giustizia" e "Pari Opportunità", secondo cittadine e cittadini italiani, sembra proprio debbano essere abbinati a contenuti di alto profilo. 

Dopo aver avuto accesso ad un minimo di documentazione, bisogna riconoscere alla cittadinanza una profonda ragione: anche secondo il Dizionario Enciclopedico Garzanti, infatti, alla definizione “giustizia” troviamo: …dal latino justitia che a sua volta deriva da justus, "giusto", e questo da jus, “diritto”.
 
Scomodando la Carta Costituzionale, la voce “pari opportunità” è contemplata agli artt. 3, 37, 51 e 117, ove tra l’altro si legge: art. 3) Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, (…) È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli (…). art. 37) (…) la Repubblica promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini (…).
 
Alla luce di simili contenuti di alto profilo, unanimemente riconosciuti ed apprezzati, appare curioso ciò che accade all’interno dei Tribunali italiani. Per quanto riguarda separazioni e divorzi, infatti, i più elementari principi di “giustizia” e “pari opportunità” vengono quotidianamente disattesi. 

Senza prendere in considerazione la discrezionalità della magistratura, sempre opinabile nonché recente oggetto di aspre polemiche, qui si fa riferimento ad un dato oggettivo ed incontestabile quale la modulistica in uso. Per un iter separativo si compilano moduli standard - elaborati dagli stessi tribunali - allo scopo di velocizzare le procedure. Ogni sede può avere una sua modulistica: i prestampati non si rifanno ad un modello unico. 

Abbiamo raccolto una corposa documentazione, dalla quale emerge una singolare faziosità che abbatte con la scure il concetto stesso di imparzialità, fondamento imprescindibile tanto della Giustizia quanto delle Pari Opportunità. Un solo esempio, fra i tanti raccolti in archivio: 

Il Tribunale Ordinario di Civitavecchia (RM) prevede un verbale di comparizione dei coniugi così strutturato:
 
"il Presidente, dato atto di quanto sopra, decide in via provvisoria:
  1. autorizza i coniugi a vivere separati;
  2. affida la casa coniugale al ____________ con la facoltà per ____________ di prelevare gli effetti personali entro trenta giorni da oggi;
  3. affida il minore alla ____________ con facoltà per il padre di vederlo e tenerlo con se (modalità da specificare) .......................................................
  4. stabilisce che il marito versi alla moglie, per il mantenimento della stessa e dei figli, la somma mensile di _______________ , valutabile secondo gli indici ISTAT, da versare entro … etc.
Impossibile non constatare la macroscopica ipocrisia di fondo: mentre al punto 2) ci si preoccupa di mantenere una imparzialità almeno formale, al punto immediatamente successivo (il n. 3) l’imparzialità di facciata si sgretola miseramente, lasciando emergere come in realtà le decisioni siano standardizzate, prese ancor prima di istruire il procedimento.   

Al punto 2) infatti sono previsti degli spazi vuoti in corrispondenza della voce “affidamento della casa coniugale” ed in corrispondenza dell’altro coniuge che se ne deve allontanare. In realtà il termine corretto per l’immobile sarebbe “assegnazione”, ma dai nostri Tribunali non stiamo a pretendere troppa precisione, suvvia!

Quando il giudice assegna la casa alla moglie sarà il marito a prelevare gli effetti personali, e viceversa. Nessuna decisione preconfezionata, almeno apparentemente i concetti di “giustizia”e “pari opportunità” non vengono distrutti. 

A punto 3) c’è un bivio: inizialmente si continua a fingere imparzialità, seppure con un piccolo lapsus.
Persiste infatti lo spazio vuoto, lasciando credere che il giudice possa riempirlo come la circostanza richiederà; in realtà la preposizione articolata “della” lascia aperte solo opzioni al femminile, vale a dire che il giudice potrà scrivere “madre”, “nonna” o “zia”, non certo della padre, speriamo concorderete.  
Si tratta di un mero errore di battitura, magari ciclostilato migliaia di volte e mai riscontrato da nessun giudice, nemmeno compilando separazioni per anni ? 

No di sicuro, infatti lo stesso punto 3) prosegue dipanando la matassa, senza più lasciare spazio al dubbio. Infatti dopo l’ingannevole spazio vuoto per lasciar credere che decida il giudice, caso per caso, a chi vada affidata la prole, emerge prepotente la chiusura definitiva: è il padre che ha un diritto di visita regolamentato.
 
Non c’è alcuno spazio da riempire, per il modulo del Tribunale di Civitavecchia è sempre e solo il padre a dover vedere i propri figli con il timer. Ergo, non è previsto che sia il genitore affidatario, o "collocatario" in regime di (falso) affido condiviso. 

Il preconcetto discriminatorio, in un crescendo armonico perfezionato da una cesura perfetta, viene ulteriormente rafforzato al punto 4), ove risulta evidente che non esistono spazi da riempire al momento di stabilire le misure economiche.
 
Lui versa e lei riscuote, punto. Non è prevista una casistica differenziata, non è previsto che la moglie possa avere un reddito triplo rispetto al marito, non è previsto che lui possa essere un dipendente del suocero, possa aver perso il lavoro, essere in cassa integrazione, iscritto alle liste di collocamento o altro. 

Casi estremamente concreti, in Tribunale possono ignorarli ? 

La normativa prevede che l’assegno perequativo venga erogato “ove necessario”, per il modulo utilizzato a Civitavecchia “ove necessario” si è trasformato in “sempre”. Ovvio, visto che l’intero modulo è palesemente inquinato da una discriminazione di fondo. 

Ripetiamo, si tratta solo di un esempio. In archivio abbiamo altre aperte violazioni della norma vigente, dal genitore “collocatario”  al “mantenimento del tenore di vita”, e presto saranno oggetto di denunce adeguate.
In conclusione è lecito chiedersi come, visti i presupposti macroscopicamente vessatori, un genitore possa avvicinarsi al Tribunale sperando di trovarvi imparzialità, giustizia e pari opportunità. 

Carissimi Mara ed Angelino, non potete tollerare simili violazioni dei più elementari principi ai quali si conformano i vostri stessi mandati istituzionali. 

Sicuramente vi siete distratti, giusto un attimo.....
 

Fonte: adiantum.it - F. Nestola

 

Nessun commento:

Posta un commento