martedì 1 febbraio 2011

Taranto, 2a puntata. Per Sergio N. niente condiviso e niente casa, anche se la colpa va alla ex

Abbiamo scelto questa vicenda non a caso. Questo articolo descrive solo la seconda puntata di una fiction giudiziaria alla quale si vorrebbe mettere la parola "Fine". Chiunque, protagonista di un secondo episodio così frustrante come quello che ci accingiamo a raccontare, si arrenderebbe. Noi preferiamo prenderne il testimone, e costruire le chance di una terza puntata, dove la cattiva giustizia civile - quella che si nasconde ormai dietro un dito - viene messa in luce, e contro la sua volontà - l'unica temporanea vittoria di chi il potere non ce l'ha - diventa essa stessa un monito per il prossimo: attenzione, cari genitori, io posso calpestarti a piacimento, ma non sei tu l'errore, sono io quello sbagliato. La consapevolezza della tua integrità civile e morale è il primo passo verso la tua rinascita.
 
La storia di Sergio N. (che a causa di una finissima calunnia di abusi sessuali ha subito, prima di essere assolto, una ingiusta detenzione pari a 60 giorni di carcere) potrebbe essere considerata semplicisticamente come l'emblema di una giustizia familiare in pieno sfacelo, oppure l'evoluzione (in negativo) di una precisa fase storica a cui le classi dirigenti future metteranno mano per migliorare, perfezionare e rimuovere evidenti cause di disagio.

Tutte balle. Ad occhi più attenti essa appare nel suo lato più nascosto, lo stesso che avrebbe la funzione di celare una chiara volontà di persecuzione, spacciandola per errore, negligenza, od "occasionale" abuso di posizione. Nella storia italiana della genitorialità Condivisa, infatti, non c'è nulla di occasionale. Esiste una evidente volontà politica di lasciare le cose come stanno. Non si spiegherebbe, altrimenti, perchè l'attuale Governo - che conduce una guerra senza quartiere contro la magistratura - e il Presidente della Repubblica si siano sempre defilati dal problema, pur ricevendo costanti sollecitazioni al riguardo.

La sentenza, dicevamo.
Il 9 Giugno dell'anno scorso i giudici Vella - sì, sempre lui, il giudice che aveva predetto il futuro -, Diotaiuti ed D'Errico  hanno emesso una sentenza incredibile, la cui massima si potrebbe riassumere così: il condiviso non va applicato, in assenza di motivi di pregiudizio derivanti dal suo riconoscimento, se i minori risultano felicemente inseriti in un contesto di affidamento esclusivo.
 
Due i passagi-chiave del provvedimento. Nel primo, si scrive che "...il Collegio (...) è fermamente convinto della inopportunità di accedere alla regola iuris introdotta dalla L. 54/2006, nel senso dell'affido c.d. condiviso", motivando con il fatto che "...risultano versati in giudizio (...) gli atti dei giudizi penali, in cui tanto la ricorrente (ndr, colei ch ha procurato 60 gg di carcere all'ex) quanto il resistente (ndr, colui che quei 60 gg di carcere se li è fatti)  hanno assunto dietro vicendevole denuncia (...) le vesti dell'imputato: il che, (...) testimonia al di là di ogni ragionevole dubbio per l'immanenza, fra esse, di contrasti e dissidi ben lungi dall'essere sopiti, e per ciò stesso militanti in pro dell'affido esclusivo della minore".


Nel secondo passaggio, i giudici argomentano con un capolavoro linguistico in cui non si comprende affatto la premessa, ma si capisce bene il punto di arrivo: "....l'opportunità di confermare l'affidamento in via esclusiva della giovane (figlia) alla (madre) trova riscontro e fondamento non solo nell'illustrato - e, per così dire, "negativo" - elemento di giudizio, ma anche (e necessariamente) in altro dato, la cui positiva valenza vale a superare la tendenziale anodinità in cui le parti potrebbero versare, all'esito del fatto iter logico.....". 

Questa premessa sarebbe da segnalare al CSM per la sua assoluta incomprensibilità. Se è pur vero che il prosieguo è linguisticamente più accessibile, è anche vero che l'uomo comune, che legge un enunciato che parla della sua vita, non comprende assolutamente niente. Non dovrebbero essere i decreti giudiziari immediatamente intelligibili a tutti ? Perchè il giudice Vella non scrive in maniera chiara e comprensibile ? Per "tradurre" queste altissimi concetti giuridici in linguaggio comune occorre un avvocato: chi pagherà le spese per queste attività ?

Ad ogni modo, il collegio voleva intendere che l'affido esclusivo troverebbe fondamento, oltre che in quella cosa che non si capisce, anche e sopratutto nelle "risultanze - da una parte - delle relazioni dei servizi sociali e del consultorio familiare, dimesse a questo giudice il 2.4.2008 e al tribunale dei minorenni il 18.6 e il 2.11.2007 (...), e - dall'altra - dall'ascolto diretto della minore, esperito dall'istruttore nell'udienza del 2.4.2008;...".

Il provvedimento prosegue "...orbene, il raccolto probatorio complessivamente emergente da tali fonti di convincimento del giudice possiede, (....) una efficacia assolutamente tranciante di ogni perplessità sulla materia, se è vero, come è vero, che da esso scaturisce l'immagine di una giovane donna, ormai alle soglie della maggiore età, che ritrae dal nucleo familiare, in cui è inserita serenità, ed equilibrio, conseguendo un buon profitto negli studi, relazionandosi adeguatamente con coetanei, mantenendo un rapporto (giustamente) confidenziale con la madre e - per converso - patendo un senso di imbarazzo )"fastidio e vergogna", secondo il consultorio familiare) per le plateali iniziative esperite dal N (riportate dalla stampa locale, e diffuse anche sulla Rete) a ritenuta tutela delle proprie ragioni".

Eccoci arrivati al punto, al leit motiv di tutta la storia: la ragazza è felice, gioconda e leggiadra nel suo equilibrio, ma nulla dice ai giudici, durante l'audizione, riguardo ai presunti sentimenti di "fastidio e vergogna". Lo avrebbe detto al consultorio familiare, le cui affermazioni vengono prese per oro colato. E anche se così fosse, a nulla vale per questi giudici il fatto che il padre abbia manifestato civilmente, incatenandosi alla porta del tribunale di Taranto, perchè i suoi diritti sono stati calpestati. L'importante è che una ragazza provi (presumendo la veridicità di quanto dichiarato dal consultorio) imbarazzo, per cancellare un genitore dalla Società Civile.

Infine, il colpo di grazia: la colpa della separazione viene addebitata alla ex moglie, ma "se all'addebito tiene dietro la revoca dell'assegno di mentenimento in favore della moglie, vanno invece confermate (...) le residue pronunzie accessorie adottate nell'udienza presidenziale, vale a dire l'assegnazione della casa coniugale (...) e l'obbligo, per il resistente, di contribuire alla soddisfazione dei bisogni dei figli....(segue assegno)". Le spese processuali (almeno quelle) vengono addebitate alla ricorrente.

Non sappiamo come definire tutto ciò. E' forse una vendetta del tribunale per  aver il padre messo bene in evidenza le sue istanze civili ? Oppure questa incredibile perseveranza nasce dall'aver ricevuto, lo stesso tribunale,  una lettera di civile protesta da parte di una associazione a tutela dei minori, che ha causato una verifica del fascicolo da parte del Ministero della Giustizia ? Bisogna subire supinamente, al tribunale di Taranto, per veder tutelati i propri diritti ?
 
Riassumendo: Sergio N ha fatto 60 gg di carcere; pur essendo stato assolto non ha ottenuto l'indennizzo per ingiusta detenzione; per aver manifestato "platealmente" è rinviato a giudizio per procurato allarme; è sotto processo per essersi legato, in assenza della ex moglie, alla porta di casa (nel pianerottolo) perchè la figlia 15enne era stata lasciata sola per cinque giorni. L'autrice della calunnia, che tanto gli è costata, non ha fatto un solo giorno di carcere e lui continua a vivere, dopo aver perso il lavoro, in un "appartamento" di 10 mq. Sergio oggi non sta bene in salute, il suo fisico risente di tutta questa storia.

Più di qualcuno ha scritto alla nostra redazione chiedendo ad alta voce di smettere di "raccontarcela tra di noi", e scendere in piazza per dimostrare tutto il nostro malcontento.  

Chi lo ha scritto ha ragione. Deve solo pazientare un pò, il tempo di organizzare bene una protesta che deve lasciare il segno.

Soltanto quando i magistrati diventeranno punibili, per mezzo di una VERA RESPONSABILITA' CIVILE, le cose andranno meglio. Fino ad allora, niente verrà migliorato, perfezionato o rimosso.  

Quando un giudice avrà timore di una sanzione, comincerà a lavorare bene. E si guadagnerà, finalmente, lo stipendio.

Fonte: adiantum.it

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