mercoledì 9 febbraio 2011

Un giostraio riapre il giallo delle piccole Alessia e Livia

Ancora qui. In questa vita. Ancora a fianco del padre Matthias Schepp. L’uomo lo ripete con convinzione. Si fa registrare e fotografare. Scrive il suo nome su un pezzetto di carta a quadretti. Si chiama Michel Giambron, di mestiere giostraio. E la sua giostra antica in place du Général de Gaulle, con i cavalli e le carrozze dipinte d’oro, di sicuro non poteva lasciare indifferenti due bambine di sei anni. «Erano qui la mattina di martedì 1 febbraio», dice puntando una biro su un piccolo calendario plastificato.

Senza tentennamenti: «Erano qui fra le dieci e le dieci e mezzo. Il padre ha pagato dieci giri e si è seduto a guardare. Sembravano felici». Se la testimonianza del signor Giambron venisse riscontrata, sarebbe l’ultimo avvistamento della gemelline svizzere scomparse da Saint-Sulpice il 29 gennaio. L’ultimo giro di giostra prima del buio.

Ma molte cose non tornano nel passaggio a Marsiglia del signor Schepp. Nessuno ha la prova che Alessia e Livia fossero davvero con lui. La polizia non è ancora andata a parlare con il giostraio Giambron, nonostante si trovi proprio di fronte all’agenzia di viaggi che invece è lo snodo cruciale della storia.

Da qui si parte. Ancora da place de Gaulle. Al civico 3, sulle vetrina, c’è una piccola insegna: «IdSud». Maurielle Pioli è la segretaria generale: «Il signor Schepp è entrato la mattina di lunedì 31 gennaio. Erano circa le dieci. Non abbiamo notato alcunché di strano.

Era solo, ma ha prenotato un viaggio in Corsica per tre persone con l’auto al seguito. Partenza quel giorno stesso alle 18, sul traghetto Scandola della Compagnia Meridionale di Navigazione. Destinazione Propriano». Non serve la carta d’identità per la prenotazione. Nel conto c’è anche una cabina con bagno interno. Pagamento in contanti. Nel biglietto di sola andata i tre passeggeri compaiono così: Schepp Mattias (30/07/1967), Schepp Alecia (7/01/2004), Shepp Livia (7/01/2004).

Dunque il signor Schepp è sicuramente a Marsiglia il giorno 31 alle 10 di mattina. Ma il giostraio è convinto di averlo visto alla stessa ora del giorno successivo. Forse si confonde. Sbaglia data. O forse su quel traghetto, alla fine, non è salito. Anche su questo punto mancano certezze assolute.

Al sesto piano del palazzo della Compagnia Meridionale di Navigazione, affacciato sulle navi in partenza per Algeri, Barcellona e Bastia, c’è l’ufficio del dirigente Philippe François. Alle undici di mattina spiega con pazienza tutto quello che sa: «La polizia ha interrogato i marinai in servizio sullo Scandola il 31 dicembre. Nessuno ricorda di aver visto il signor Schepp a bordo. Sola un’impiegata di terra, addetta al controllo dei biglietti, ritiene di ricordarsi di lui con la carta d’identità in mano. Ma nessuno ha visto le bambine. E nessuno può affermare con sicurezza che sia effettivamente salito sul traghetto».

Le telecamere disseminate ovunque, a bordo e sulla banchina, anche questa volta non sono d’aiuto. «Le immagini devono rimanere registrate per 48 ore - spiega il signor François - quando la polizia ce le ha chieste, purtroppo erano già state cancellate». Scomparire a Marsiglia. Fra il Vieux Port pieno di gente e l’imbarco per il resto del mondo. Dopo aver ritirato 5 mila euro da diversi bancomat del centro storico.

Dopo aver presumibilmente lasciato l’Audi A6 in un parcheggio sotterraneo videosorvegliato, perché posteggiare in strada è quasi impossibile. E poi c’è quella cartolina tragica spedita all’ex moglie, ancora dalla zona di place de Gaulle, a pochi passi dalla giostra: «Mi manchi, non ce la faccio più. Ora la faccio finita».

Ma se davvero Alessia e Livia erano qui con lui, è da qui in avanti che bisogna cercarle, lungo il percorso disperato del signor Schepp. Fino al suicidio sui binari di una campagna italiana, 1300 chilometri a Sud, il 3 febbraio a Cerignola. Uno spazio enorme e spaventoso. Con il mare in mezzo.

Il procuratore capo di Marsiglia si chiama Jacques Dellest, nelle sue parole c’è tutta l’incertezza di queste ore drammatiche: «Siamo ragionevolmente convinti che il signor Schepp sia salito sul traghetto Scandola - dice - ma non abbiamo prove della presenza a bordo delle bambine. Stiamo verificando una pista che porterebbe a pensare che Alessia e Livia possano essere attualmente in Francia, ma bisogna essere molto prudenti».

Così prudenti, che il procuratore aggiunge: «Il fatto che i soldi prelevati a Marsiglia siano stati spediti alla moglie non indica necessariamente che il signor Schepp abbia ucciso le bambine. Ma a questo punto, dopo dieci giorni, la possibilità va presa in considerazione. E’ l’ipotesi più verosimile». Quindi, dopo una pausa, conclude: «L’ipotesi più triste è che il padre abbia lanciato le gemelline in mare».

Alle sei di sera un’altra nave della Meridionale salpa per la Corsica. Sulla brochure promozionale c’è scritto: «Per i più piccoli, spazio ludico munito di un’area giochi e di un televisore sul ponte 4. E’ accanto al salone da cui i genitori li potranno sorvegliare nella massima serenità». Non può essere finita davvero così, fuori dal controllo e da ogni misericordia, al buio e al freddo, nel mare che fa paura a tutti i bambini.

Fonte: lastampa.it

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