martedì 8 marzo 2011

Bimbi adottati e separazione, a Milano il tribunale preferisce allontanarli. Niente condiviso

«Mamma sei bella come una rosa arcobalenata» scrive Jacopo in un biglietto per la mamma adottiva. E Jacopo (nome di fantasia) è un bambino come tutti gli altri. 

Ha 8 anni, vive nel Milanese, va a scuola, frequenta il catechismo. Solo che sembra condannato a non avere una famiglia. A otto anni è già rimasto per due volte senza una madre e martedì prossimo, salvo imprevisti, ne sarà privato per la terza volta. Il Tribunale dei minorenni ha stabilito che i genitori adottivi, due medici che lo avevano adottato nel 2004 e che si stanno separando, non sono in grado di educarlo e ne ha disposto l'allontanamento in una casa-famiglia. 

E così martedì mattina sua madre, un'oculista di 46 anni, lo accompagnerà ai servizi sociali, gli darà un bacio e se ne andrà. Per un mese, il bambino non potrà vedere i genitori, ma solo sentirli al telefono una volta a settimana. Così per la terza volta Jacopo dovrà dire addio a quella che credeva la sua casa. Fin dalla nascita ha dovuto fare i conti con l'abbandono: la donna che lo ha dato alla luce, a Donetsk, in Ucraina, lo ha abbandonato in ospedale. Una famiglia ucraina lo ha adottato, ma poi riportato in istituto. A ventuno mesi, l'incontro con i suoi genitori adottivi: mamma oculista, papà neurochirurgo. Il matrimonio però è andato in crisi, il padre si è allontanato per due anni da casa e al ritorno sono esplosi gravi conflitti, sfociati anche in due denunce nei confronti del padre da parte della madre. 

A scuola le maestre hanno notato un peggioramento nel comportamento di Jacopo e hanno informato i servizi sociali, che per un anno lo hanno seguito mentre lui restava a vivere con la mamma, che oggi si dispera: «Io non ho commesso nessun reato e oggi ci separano. Che danni psicologici gli procurerà l'essere sradicato per la terza volta?». Della stessa opinione l'avvocato Francesco D'Andria, che la assiste: «Il provvedimento del giudice non è condivisibile perché dovrebbe essere adottato in extrema ratio quando ci sono situazioni di estremo disagio. Riteniamo che la signora sia una buona madre e che la sua condotta non possa arrecare un pregiudizio al minore». 

La storia di Jacopo s'incrocia con altre adozioni internazionali fallite. Qualche settimana fa una famiglia milanese ha «restituito» due bambine polacche adottate solo un mese fa. Nel 2009 a Milano sono stati adottati 367 bambini provenienti da tutto il mondo; solo 120 sono invece i piccoli italiani che hanno trovato una nuova famiglia. La procedura di adozione nazionale è infatti molto complessa: dopo un'accurata valutazione, i giudici scelgono la coppia più adatta. Nel caso di adozioni internazionali può capitare che le informazioni sulla storia del bimbo non siano così accurate.
 
Giovanna Maria Fagnani

Fonte: corriere.it

Nessun commento:

Posta un commento