mercoledì 9 marzo 2011

Responsabilita’ dei magistrati, un atto di civilta’

Prendo spunto dal recente dramma del ritrovamento del corpo della piccola Yara e dalle polemiche scatenate dalle dichiarazioni di Daniela Santanchè, per ri-affermare la necessità di introdurre il concetto di responsabilità dei magistrati. Per carità non voglio entrare nella questione specifica, sarebbe sciacallaggio mediatico: tuttavia è ora che nel nostro paese, la categoria dei magistrati cominci  a pagare per gli errori che commette. I procedimenti disciplinari del CSM sono pochi e di scarso impatto e non entrano mai in merito a questioni specifiche. 

Non è da paese civile, è roba da Somalia, da regime totalitario, il fatto che non vi sia la responsabilità dei magistrati e su questo tema la classe politica ha grosse responsabilità, in particolare avendo eluso il risultato di un referendum che aveva espresso nettamente il parere del popolo italiano.

Il fatto è che oggi la magistratura viene usata da una parte politica per i propri fini ed osteggiata dall’altra per l’accanimento nei confronti del Premier. Ciò rende di fatto la magistratura il vero potere forte italiano, al riparo da provvedimenti disciplinari. Nessun magistrato ha pagato per la persecuzione nei confronti Enzo Tortora, di Franco Califano, nessun magistrato ha mai pagato per gli errori perpetrati a danni di cittadini italiani sconosciuti ai più. Nessun magistrato pagherà per i gravi errori commessi nel caso della piccola Yara.

Non si capisce perché un avvocato può essere condannato per infedele patrocinio (reato a mio avviso gravissimo per chi esercita la professione forense) e nessun magistrato paghi mai per condotta infedele o peggio ancora.

Venga fuori allora l’onda di pensiero nell’opinione pubblica che richiede a gran voce che si compia quest’atto di civiltà. Auspico che i magistrati stessi richiedano l’introduzione di questa normativa specifica, a tutela di tutti quei giudici che lavorano con serietà e professionalità, mettendo al bando le mele marce e tagliando i rami secchi che non fanno certo il bene della popolazione togata italiana.

Fare la riforma della giustizia sarebbe una buona idea, anzi la buona idea per eccellenza vista la situazione del sistema giudiziario italiano, con detenuti in attesa di giudizio, cause penali e civili che si protraggono per anni con lo spettro della prescrizione a dare ingiusti colpi di spugna. La riforma l’attendono gli operatori del settore, penso alla professione forense, agli avvocati, costretti a rimbalzare da un’aula all’altra lavorando in condizioni difficili. Si pensi ai molti tribunali e procure privi di personale e mezzi, impossibilitati quasi a lavorare.

C’è bisogno di riequilibrare le forze in campo con la separazione delle carriere, piuttosto osteggiata dall’ANM. Un tribunale dove chi giudica e chi rappresenta l’accusa sono giudici, mentre la difesa è composta da un avvocato, non è il massimo dell’imparzialità, è come scendere in campo per una partita di calcio con il risultato in avvio già di 2 a 1.

In tutto questo discorso accademico vi è però un problema di fondo: la politica italiana. Ci si sta interrogando sulla reintroduzione dell’immunità parlamentare, gradita a maggioranza ed UDC, ufficialmente no a PD anche se…chissà se la pensano davvero così…

Che succederà? Vi sarà la riforma della giustizia che il popolo italiano attende? O sarà la solita pastetta consociativa pronta a salvare la casta (dando ovviamente la colpa al Premier, accusato di voler scampare ai processi che lo riguardano) ?

I jolly in materia di giustizia ce li siamo giocati tutti, se non vogliamo diventare un Paese che assomigli alla Somalia per involuzione, c’è da rimboccarsi seriamente le maniche.

Confidiamo in Dio.

Fonte: giustiziagiusta.info

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