venerdì 11 marzo 2011

Riforma della Giustizia, lo scontro si avvicina. Le toghe invadono il potere legislativo

Come sempre, la storia si ripete in modo oramai sistematico: ogni qualvolta si tenta di fare qualche passo in avanti in materia di riforma della giustizia, la ‘casta togata’ parte al contrattacco in difesa dei propri innegabili (e spesso anche inspiegabili) privilegi. 

Avete letto, ad esempio, quello che ha dichiarato l’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella (Corriere della Sera) riferendosi all’oramai ‘storico’ 16 gennaio del 2008? «Che succede quel giorno? Mi ritrovo al centro di una curiosa coincidenza. Perché mentre io devo andare in Parlamento a riferire sullo stato della Giustizia in Italia, che è l’annuale solenne appuntamento del Guardasigilli con le due Camere, la Procura di Santa Maria Capua Vetere chiede gli arresti domiciliari per mia moglie, Sandra Lonardo, e per due assessori regionali del mio partito, l’Udeur, teorizzando che nel 1998 io avrei fondato un partito con l’idea di costituire un’associazione a delinquere.

Fu chiaramente una roba ad orologeria. (…) Mi accorsi, giorno dopo giorno, che c’erano pezzi di magistratura assolutamente ostili a qualsiasi genere di cambiamento. Penso che fossero animati da una sola, squallida ideologia: il potere per il potere». Fin qui Mastella, uno di quelli che, per cercare di mettere mano al ‘sistema-Giustizia’ fu “fiocinato, arpionato, infilzato” come dice l’interessato.

Ed evidentemente l’atmosfera non è mutata se l’altro giorno abbiamo appreso che il pm milanese Armando Spataro si è detto convinto che «se vengono annunciate riforme epocali, occorrono risposte altrettanto epocali». 

Per dirla in soldoni, se il cammino della riforma della giustizia dovesse proseguire, ci ritroveremo i togati “in trincea”, impegnati nell’ennesimo scontro con il potere che dovrebbe essere preposto a legiferare.

Ci piacerebbe sapere cosa pensa il Presidente della Repubblica (che, è bene ricordarlo, presiede anche il Csm) delle parole di fuoco pronunciate dai togati (non tutti, per la verità) contro l’Esecutivo e la riforma. O, per porre in modo ancor più franco il quesito, quel potere legislativo (art. 70 e seguenti della Costituzione) previsto in capo al Parlamento, può essere minacciato ed impedito da un altro ordine-potere dello Stato ?

Eppure, il progetto di riforma in discussione in queste ore non disegna un progetto eversivo della Costituzione «ma si ispira a principi che più volte e da più parti sono stati considerati genuinamente liberali, come la separazione delle carriere tra pm e giudici che incontrava l’esplicito favore di Giovanni Falcone, o come la creazione di un tribunale disciplinare in cui le toghe non siano più in maggioranza, già suggerita da Luciano Violante, o come un rafforzamento della responsabilità civile dei magistrati, da sempre proposta dai radicali che ci vinsero anche un referendum, rimasto al solito inapplicato».Certo, tutto si può modificare o discutere. 

Ma quando si è in presenza di un ‘no preventivo’ ed alla solita minaccia di scontro, allora verrebbe da pensare ad una sola cosa: a quella squallida ideologia alla quale ha fatto riferimento Mastella, quella del potere per il potere contro la quale non può che essere necessaria una riforma davvero epocale.

Fonte: giustiziagiusta.info - Gianluca Perricone

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