martedì 1 marzo 2011

Tiberio Timperi: Condiviso, una legge nobile interpretata con ipocrisia

"Colpevole un femminismo anacronistico dove i padri possono - e forse devono – cambiare i pannolini, ma non possono quasi mai avere l’affido del figli." -  "I giudici devono cominciare a stabilire realmente chi è aggredito e chi aggredisce."

Duro, secco e preciso Tiberio Timperi in questa intervista per il mensile Fogli, supplemento sulla famiglia e l'educazione alla rivista Studi Cattolici a cura dell'Associazione Ares. 

Ha il tono pacato ma deciso Tiberio Timperi, giornalista «in prestito» al mondo dello spettacolo, mentre parla della sua situazione di separato. La voce si vela di pianto e le parole escono a fatica quando parla del figlio Daniele di cinque anni, avuto dalla ex moglie Orsola Gazzaniga, che vede con «qualche difficoltà».

Si sente un padre di serie B?
Eh sì. Se perdi certi momenti importanti della vita con tuo figlio, sei un genitore di serie B.

In particolare?
Non potere tutte le sere rimboccargli le coperte, stargli accanto, parlargli, tifare magari per la stessa squadra.

Beh, dipende per che squadra.
Mi manca la quotidianità di stargli accanto. Accompagnarlo al campetto di calcio. Curarlo quando sta male. Tutto questo mi manca.

Manca anche a suo figlio?
Lui mi dice che sono il suo miglior amico. E questo mi fa venire le lacrime agli occhi. Non gli faccio mancare niente, però capisce che qualcosa non va. E penso che ne soffra.

E lei?
Sono cresciuto in una famiglia normale, solida, di sani e semplici princìpi: oratorio la domenica, rispetto per tutti e onestà.

Le sono serviti?
Devo ammettere che se non avessi avuto una formazione così solida, non so come avrei sopportato quello che mi sta accadendo. I miei genitori mi sono sempre stati vicino.

Anche adesso?
Racconto poco a mio padre. Ha 87 anni e non sta tanto bene. Vede poco suo nipote, e questo mi fa soffrire. Ma tutto sommato, riesco a mascherare bene la situazione. Mia madre se n’è andata tanti anni fa e mi manca ancora adesso.

Chi le è stato vicino?
Michele Guardì. L’ho sempre considerato un secondo padre. E infatti mi è stato vicino in silenzio, solo con sguardi pieni di solidarietà.

E gli altri colleghi?
Non frequento l’ambiente dello spettacolo. Non sono mai sui giornali di gossip, non ho una vita che fa notizia. E quindi ciascuno resta nel proprio guscio. Ma non è un’accusa. Per nessuno.

Lei è credente?
Continuo a essere credente, anche se non sono praticante. Soprattutto, sono rimasto fedele ai valori fondamentali ereditati dai miei.

E li ha trasmessi a suo figlio.
Certo: soprattutto onestà e rispetto verso il prossimo.

Non fare agli altri... eccetera eccetera?
Esattamente. Voglio che abbia la stessa corazza interiore che mi hanno costruito i miei e che adesso mi permette di andare avanti e affrontare tutto quello che mi sta accadendo.

Gli insegnerà anche a pregare?
Gli insegnerò esattamente quello che ho imparato da mio padre e da mia madre.

Che cosa si aspetta dalla Chiesa?
Dalla Chiesa mi aspetto un sostegno morale.

Quante volte vede suo figlio?
Mi spettano – secondo il tribunale – tredici giorni e dieci notti al mese. Ma in pratica, non è così.

E com’è?
È dovuto intervenire il Tribunale per ripristinare la legge.

Situazione imbarazzante.
Ho le spalle grosse e una forza interiore granitica. Non mi fermerò. Anzi.

Crede ancora nel matrimonio?
Certo. E credevo nel matrimonio quando mi sono sposato. Quando ho detto sì pensavo fosse per sempre. Davvero.

Si è sposato in chiesa?
No, in comune. La mia ex moglie aveva appena ottenuto l’annullamento dalla Sacra Rota del matrimonio precedente. E adesso divorzia da me.

Come vive il divorzio?
Come un fallimento. Per questo vorrei che venisse concesso in fretta. Così si risolverebbero subito i problemi con i figli, senza ostacoli.

La legge sull’affido condiviso è un ostacolo?
È una legge di alto profilo, ma applicata in maniera ipocrita. E alla fine discrimina i papà.

Il colpevole?
Un femminismo anacronistico dove i padri possono e forse devono – cambiare i pannolini, ma non possono quasi mai avere l’affido del figli.

Così, è sceso in campo.
Al grido di «diritto ai figli», voglio mettere a disposizione la mia popolarità per aiutare chi non ha la possibilità di farsi sentire, ascoltare. Voglio dare una mano a quelli che si trovano in mezzo a una strada a causa di un sistema che in caso di separazione privilegia le donne.

Lei invece?
Sono titolare di un provvedimento di affido condiviso.

Che però non condivide.
Un provvedimento ben fatto e illuminato, ma...

Ma?
Non è stato interpretato a favore di mio figlio. Ma sono problemi molto diffusi.

Per esempio?
Le madri possono facilmente ostacolare il rapporto con il padre. Basta un certificato medico o non rispondere al telefono.

Lo fanno anche i padri.
In Italia, nel 95% dei casi il figlio viene collocato con la madre.

Una giustizia ingiusta.
La legge funziona solo se c’è buon senso da parte di tutti e due. Ma in caso di separazione giudiziale non è applicabile.

Una legge sfacciatamente dalla parte delle mamma.
Le mamme sanno che il 99,9% delle volte il figlio verrà collocato presso di loro. E molto spesso lo usano come una forma di vendetta.

Un rimedio?
Basterebbe fare come all’estero: l’arresto per il genitore che ostacola l’applicazione della legge.

Invece in Italia?
Al massimo una multa di 103 euro.

Ma qui la mamma è sempre la mamma, anche per la legge.
Appunto. La donna in Italia è super tutelata.

La storia dice il contrario.
Le donne in Italia hanno subìto violenze, soprusi, angherie. Ma non ci possiamo sdebitare solo al momento del divorzio. Perché così arrivano i problemi legali e psicologici.

Per le donne, anche quelli economici.
Le madri hanno l’affidamento del figlio nove volte su dieci. E con il bambino ottengono anche la casa.

E il padre?
Dopo avere lavorato una vita si trova all’improvviso senza un figlio, senza una casa.

Madri parassite.
Non sono tutte così, ovviamente. Ma è una parte della realtà che nessuno vuol vedere.

Bambini come arma di ricatto?
I figli sono un’arma di ricatto solo per chi sa di averli già in mano: in Italia è la madre.

Spietato col «sesso debole».
Ma quale sesso debole! I giudici devono cominciare a stabilire realmente chi è aggredito e chi aggredisce.

Addirittura?
Devono essere fatte delle perizie psichiatriche serie. E poi si deve decidere senza pregiudizi.

Cioè?
Affidare i bambini anche ai padri.

Invece adesso?
Gli ex mariti servono solo per pagare.

Papà-bancomat?
Tutto questo deve cambiare. Ci metto la faccia e il cuore. Ma la situazione dev’essere modificata. Per i figli. E per la famiglia.

«Mattina e Mezzogiorno in famiglia», ma solo in Tv.
Credo nella famiglia. E nel ruolo di padre. Per questo continuerò a battermi.

Contro le ex?
Contro una legge nobile interpretata con ipocrisia.

Fonte: Fogli, Studi Cattolici (Associazione Ares) - comunicazionecondiviso.blogspot.com

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