domenica 10 aprile 2011

Caso Liam McCarty, le maglie larghe della malagiustizia impediscono il suo ritorno negli USA

Braccio di ferro Italia-Usa per il bambino conteso. Il padre americano: la madre l'ha portato via nel 2007 e il tutore non decide


Il braccio di ferro sulla custodia di un bambino di 9 anni aumenta il contenzioso giuridico fra Italia e Stati Uniti già segnato dalle tensioni sul processo di Amanda Knox a Perugia e dalla sentenza milanese contro gli agenti Cia per il rapimento dell’imam Abu Omar. 

Michael e Liam McCarty
Il bambino in questione si chiama Liam Gabriele, è nato in Italia, ha la doppia cittadinanza e nel marzo 2007 la madre Manuela Antonelli lo portò da New York a Roma senza l’autorizzazione del padre Michael McCarty innescando così una battaglia legale che si sarebbe dovuta concludere a marzo quando il tutore legale Marco Grazioli, nominato dal Tribunale dei Minori di Roma, avrebbe dovuto esprimersi sulla custodia. Poiché la patria potestà della madre è stata sospesa e il bambino vive con lo zio materno, il padre era convinto che Grazioli gli avrebbe assegnato la custodia legale, accogliendo la richiesta di farla iniziare in giugno dopo la fine dell’anno scolastico corrente.

«Ma il tutore ha fatto passare la prevista scadenza di marzo senza esprimere un’opinione e di conseguenza il giudice del Tribunale dei Minori ancora non ha deciso» spiega Michael McCarty, che vive a New York dove fa il fotografo, confessando di trovarsi di fronte «ad un intrigo di tipo kafkiano perché chi deve decidere non lo fa mentre tutti gli altri aspettano che sia lui a parlare». E aggiunge: «Negli Stati Uniti una situazione del genere sarebbe impensabile, quando ci sono delle scadenze fissate nell’ambito di un procedimento queste vengono rispettate».
È tale riferimento alle «consuetudini differenti» dei due ordinamenti che richiama le polemiche su Amanda Knox. Al Dipartimento di Stato il dossier su Liam è di competenza di Susan Jacobs, consigliere di Hillary Clinton per i Diritti del Bambino, secondo la quale è arrivato il momento che le competenti autorità italiane assegnino il figlio al padre newyorkese visto che la madre è soggetta a provvedimenti restrittivi: «Speriamo che i tribunali italiani decidano in fretta sulla custodia e siamo ottimisti sul fatto che Liam tornerà con il padre» afferma a «La Stampa».

Se la pressione di Washington è in aumento lo si deve al fatto che lo scorso autunno Michael McCarty - durante uno dei suoi 25 soggiorni romani dell’ultimo anno - ha incontrato Marco Grazioli il quale gli ha espresso la personale convinzione che «la soluzione migliore per Liam Gabriele sarebbe vivere a New York con il padre» in ragione anche degli impegni presi da quest’ultimo sulla possibilità di continuare a fargli vedere la madre.

«Ma se in autunno il tutore mi disse queste cose quando poi in marzo c’era la scadenza entro cui esprimersi lui ha taciuto» afferma McCarty, secondo il quale dietro le esitazioni di Grazioli vi sarebbero due motivi. Primo: il timore che Liam avrebbe rivelato a un terapista non poter più vedere la madre.

Secondo: la preoccupazione di Grazioli per le ripercussioni negative sui media italiani di una decisione a favore del padre. «Ma io ho assicurato che Liam potrà vedere la madre e dunque se Grazioli non decide perché teme di essere criticato dai media italiani siamo su un terreno estraneo a quello della legge» osserva McCarty. Da qui il rischio che il caso attraversi una «fase di impasse nella quale nessuno decide niente aspettando che qualcun altro faccia qualcosa» mettendo il padre nella condizione di dover continuamente volare a Roma per vedere Liam.

Ad aumentare le tensioni vi sono i contorni di una vicenda che ha visto la Antonelli accusare l’ex marito di violenza sul bambino: un’imputazione dalla quale McCarty è stato assolto tanto in Italia che negli Stati Uniti. Ora invece è la Antonelli ad essere al centro di un processo per sottrazione di minore, dopo essere stata fermata dalle forze dell’ordine italiane in base ad una richiesta di estrazione giunta dagli Stati Uniti per il sequestro del bambino risalente al 2007.

[Fonte lastampa.it]

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