mercoledì 6 aprile 2011

La certezza del diritto non può prescindere dalla certezza del processo e dalla prevedibilità dei provvedimenti giurisdizionali.
Venerdì convegno AMI a Bologna.

E’ probabile che si sta facendo una grande confusione tra il sacro principio dell’indipendenza della magistratura e la disinvoltura di alcuni magistrati nell’applicare al processo i propri convincimenti ed orientamenti personali spesso in collisione con principi consolidati o con le norme del Codice.



“Il convegno nazionale AMI di Bologna intende coniugare alla pur importante formazione il necessario confronto tra l’avvocatura e la magistratura sul corto circuito che si è creato in Italia a causa della disomogeneità delle prassi giudiziarie in materia familiare” dice l’avvocato Gian Ettore Gassani, presidente nazionale Associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani. “Più volte – continua - l’AMI ha denunciato questa grave anomalia al fine di sensibilizzare giudici, avvocati ed istituzioni alla individuazione di un’unica prassi valida per tutti i Tribunali italiani. La certezza del diritto non può prescindere dalla certezza del processo e dalla prevedibilità dei provvedimenti giurisdizionali. L’esempio più alto è Milano, laddove si applica da anni il rito ambrosiano, completamente diverso da tutti gli altri adottati nel resto d’Italia. Milano non è però l’eccezione: ognuno dei nostri 166 Tribunali adotta prassi ed orientamenti locali e peculiari in ordine all’affidamento condiviso, all’assegnazione della casa coniugale ed ai criteri di determinazione degli assegni di mantenimento. Non è immaginabile che le sorti di un cittadino dipendano dal luogo giudiziario in cui egli si trova. Troppe volte capita che un avvocato prima di patrocinare in trasferta sia preventivamente costretto ad informarsi circa gli orientamenti ‘personalizzati’ di questo o di quel Tribunale. Addirittura capita che anche all’interno dello stesso Tribunale esistano prassi diverse. E’ probabile che si sta facendo una grande confusione tra il sacro principio dell’indipendenza della magistratura e la disinvoltura di alcuni magistrati nell’applicare al processo i propri convincimenti ed orientamenti personali spesso in collisione con principi consolidati o con le norme del Codice. Prima ancora di un intervento del Ministro della Giustizia mirato ad uniformare le prassi, l’AMI auspica che siano gli addetti ai lavori stessi ad individuare un unico processo, una unica prassi condivisa in tutto il Paese”.

Il tema sarà approfondito venerdì 8 aprile 2011 a Bologna (ore 9.15, Convento San Domenico, sala Bolognini) nell’ambito del Convegno nazionale AMI


“Il Processo di separazione e divorzio: prassi a confronto”.

Parteciperanno: sen. Avv. Filippo Berselli (Presidente Commissione Giustizia al Senato); dott. Sergio Porena (vice Commissario straordinario – Bologna); Cons. Francesco Scutellari (Pres. Tribunale Bologna); avv. Lucio Strazziari (Pres. Consiglio Ordine Avvocati Bologna); avv. Gian Ettore Gassani (Pres. nazionale AMI); avv. Giovanni Berti Arnoaldi Veli (Osservatorio Giustizia Civile Bologna); Cons. Maurizio Millo (Pres. Tribunale per i Minorenni Emilia Romagna); dott.ssa Angela De Meo (Pres. I sez. Tribunale Bologna); dott. Antonio Costanzo (Magistrato I sez. Tribunale Bologna); prof. Avv. Luigi Balestra (Università degli Studi Bologna); prof. Avv. Carlo Rimini (Università degli studi Milano); prof. dott. Giacomo Oberto (Magistrato Tribunale Torino, Segretario Generale Aggiunto dell’Unione Internazionale Magistrati, prof. c/o Università degli Studi Torino); prof. Avv. Michele Lupoi (Università degli Studi Bologna); dott.ssa Gloria Servetti (Pres. sez. Famiglia Tribunale Milano); dott. Alberto Haupt (Pres. sez. famiglia Tribunale Genova); avv. Cesare Rimini (matrimonialista); dott.ssa Miranda Bambace (sostituto procuratore presso la Procura Generale della Corte di Appello di Bologna) . Coordina e modera avv. Katia Lanosa (matrimonialista, pres. AMI Bologna).        

http://www.ami-avvocati.it/leggi_articolo.asp?id_articolo=1156

1 commento:

  1. E' chiara l'assoluta urgenza di una revisione della prassi seguita dai Tribunali per quanto riguarda le separazioni che nei fatti sanciscono il diritto di preda e rapina dei beni maritali da parte delle mogli separate.

    L'esito dei processi è ampiamente prevedibile: la moglie ci guadagna, il marito ci perde e paga tutto. I figli diventano ostaggi nelle mani delle loro madri.

    Neppure ai mafiosi viene comminata una sentenza di morte civile con tanto di negazione dei diritti primari della persona: la casa, la disponibilità di stipendi e patrimoni e soprattutto la frequentazione dei figli.

    Tutto ciò indipendentemente dalle responsabilità delle parti.

    Responsabili di ciò non sono né le mogli né i loro avvocati, ovvero le due parti della lite, ma chi dovrebbe essere terzo e giudicare con equità: i Giudici.

    Non é violenza privata tra i coniugi, ma vera e propria VIOLENZA DI STATO.

    Non valgono CTU, relazioni dei Servizi Sociali, denunce, minacce pubbliche da parte dell'ex moglie. Non vale neppure la revisione della legge dal 2006 che parla di bigenitorialità e reciprocità: il giudice decide con il metro del matrimonio come diritto alla moglie di essere PADRONA dei figli e MANTENUTA dal marito, con buona pace delle lotte femministe per l'emancipazione della donna.

    Il concetto per il quale deve essere garantito il diritto dei coniugi a mantenere il tenore di vita goduto in costanza di matrimonio vale solo per le mogli. I mariti possono invece andare a dormire in macchina.

    Gli avvocati dei mariti combattono con armi spuntate e quello che si ottiene con grandi sforzi è ben poca cosa rispetto a quanto sarebbe possibile togliendo questa rendita di posizione alle mogli.

    Tutto ciò è insensato ed è focolaio di tensioni fortissime, che creano disagio ai figli e pericolo sociale.

    La legge attualmente dispone che ciò che deve essere tenuto in conto maggiormente è appunto la "tutela del minore": in che cosa il minore sarebbe tutelato nell'avere un padre impoverito, umiliato, irritato e senza neppure un posto dove dormire e contemporaneamente essere usato come ostaggio da parte della madre e addirittura messo a rischio da questa?

    Non è meglio avere due genitori sereni per quanto possibile e due case più piccole in cui vivere con l'uno e con l'altro?

    Civiltà ci sarà quando al momento della sentenza provvisoria di separazione verrà immediatemente disposto lo scioglimento di qualsiasi comunione di beni, e obbligata la vendita della casa coniugale o l'acquisto della quota del coniuge uscente.

    Civiltà ci sarà quando i redditi verranno controllati effettivamente, con tanto di verifica dei movimenti bancari.

    Civiltà infine ci sarà quando i comportamenti dei genitori verranno valutati effettivamente, senza alcuna preferenza per l'uno o l'altro coniuge e non in base a presunzioni o pregiudizi.

    Questa, al momento, è invece barbarie.

    Come Fedro fece dire al Lupo: "fin da sei mesi con acerbi motti m'oltraggiasti: io non era allora nato, l'Agnel risponde. Sì, riprende il Lupo; ma ben tuo padre villanie mi disse. Così l'addenta, e ne fa ingiusto scempio.
    A colui s'indrizza il mio racconto, che con falsi pretesti i buoni opprime."


    Cordialmente
    Carlo Orecchia

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