venerdì 1 aprile 2011

La responsabilità civile dei giudici ? La vuole anche Bruxelles. Da 5 anni

In molti hanno scelto di ignorarlo, ma è l’Unione europea a chiedere di modificare le norme italiane sulla responsabilità civile dei magistrati. Secondo la legge 117 del 1988, il giudice italiano è chiamato a rispondere di un suo errore solo in caso di “dolo o colpa grave”. Bisogna provare, cioè, che egli abbia voluto compiere un atto che viola la legge, in piena coscienza. Se si riuscisse a strappare un risarcimento, poi, non sarà il giudice a pagare, ma lo stato italiano – che potrà pretendere, in cambio, non più di un terzo dello stipendio annuo del togato. 

E’ una grande stortura, sostiene Bruxelles, che ha chiesto all’Italia di riportare la legge 117 nei ranghi del diritto europeo. Infatti quello che il leghista Gianluca Pini aveva inserito non è un emendamento a una riforma in tema di giustizia, ma alla legge comunitaria 2010. Nonostante una coincidenza, che ha voluto che l’emendamento arrivasse in Aula quasi contemporaneamente al disegno di legge sul processo breve, si tratta del frutto del lavoro della commissione per le Politiche europee. 

“Non c’è nessun intento punitivo – ha detto Pini – c’è soltanto la necessità di adeguarsi a una procedura di infrazione europea che da maggio potrebbe costarci tre milioni di euro al giorno”.  A Pini hanno creduto in pochi, mentre gli altri rimettevano in piazza il collaudato repertorio del “queste cose succedono soltanto in Italia” o del “regime Berlusconi”. C’è chi, come la deputata del Pd Rosa Villecco Calipari, parlava di “piccole norme salva-premier e ammazza magistrati”. O chi si appellava al borrelliano “resistere resistere resistere”, come l’Anm, che gridava all’“aggressione nei confronti della magistratura, diretta a influenzarne la serenità di giudizio”.

Eppure basta guardare il calendario delle udienze europee per capire come Pini non si sia inventato niente: c’è un ricorso contro l’Italia, presentato dalla Commissione di Bruxelles, su cui la Corte di giustizia Ue deve decidere entro maggio. La sentenza in arrivo non è un mistero, tant’è che il Senato aveva previsto da tempo di prevenire il danno con la legge comunitaria 2010.

Le lamentele dell’Ue si fanno sentire dal 13 giugno 2006, approdo finale di una controversia nata nel 1981 nel settore dei trasporti marittimi tra Sicilia, Sardegna e continente. All’inizio degli anni 80, la Traghetti del Mediterraneo (Tdm), si convince che la concorrente Tirrenia di Navigazione (Tdn) possa praticare prezzi bassissimi perché si è garantita delle sovvenzioni pubbliche.

La Tdm, quindi, cita la Tdn in giudizio per concorrenza sleale, ma si vede dare torto in tutti i gradi, dal tribunale di Napoli sino alla Cassazione. Nel frattempo, la Tdm fallisce e il curatore fallimentare, convinto che i giudici abbiano sbagliato a interpretare le norme comunitarie, denuncia l’Italia al tribunale di Genova. I magistrati liguri, a loro volta, interpellano la Corte di giustizia Ue, che risponde appunto nel giugno del 2006.

I giudici della corte lussemburghese si rifanno a una loro sentenza precedente, che porta il nome di un professore austriaco, Gerhard Köbler: gli stati membri devono risarcire i loro cittadini anche se a sbagliare nell’interpretazione del diritto comunitario è un organo di ultimo grado (come la Cassazione).

La Corte scrive anche che “il diritto comunitario osta a una legislazione nazionale che limiti la sussistenza di tale responsabilità ai soli casi di dolo o colpa grave del giudice” nei casi “in cui sia stata commessa una violazione manifesta del diritto vigente” (formulazione identica a quella usata da Pini).

Nel febbraio 2009 la Commissione europea chiede all’Italia come abbia intenzione di adeguarsi alla sentenza emessa tre anni prima.

Pochi mesi dopo, in ottobre, da Bruxelles ripetono la stessa richiesta. Ma non si ha notizia di passi avanti e, il 22 marzo 2010,  la Commissione Ue chiede che si apra una procedura di infrazione del diritto europeo contro l’Italia. Ora al Parlamento restano 2 mesi di tempo per rimediare.

Fonte: ilfoglio.it

1 commento:

  1. basta quindi togliere solo "soli casi di dolo o colpa grave" !
    e' stato chiesto qualcosa di piu'?

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