venerdì 1 aprile 2011

A Matrix va in scena la malagiustizia familiare, è protagonista la vergogna.

A Matrix Tiberio Timperi e altri ospiti di spicco hanno affrontato l'argomento dei figli contesi nelle separazioni. La trasmissione ha preso spunto dalla vicenda Corona-Moric, e ha attraversato in tutta la sua ampiezza le più note argomentazioni in materia, luoghi comuni compresi. 

Solo dopo un bel pezzo a parlare di ovvietà, con i soli Timperi e Gassani ad elevare il livello della discussione, si è palesato il concetto che avrebbe dovuto guidare la puntata fin dal suo inizio: "per quale motivo il padre (Corona) non avrebbe dovuto portare con sè il figlio, visto che la madre (Moric) è al lavoro all'Isola dei Famosi, distante circa 10.000 km da casa e per un bel pò di tempo ancora ?".

A parte la risposta di un intervenuto, che insisteva come un disco rotto sul fatto che "c'era un provvedimento del giudice e bisognava rispettarlo", pochi (tranne Gassani e Timperi, appunto) si sono chiesti se quel provvedimento dovesse impedire che si realizzasse un normalissimo meccanismo di Giustizia Familiare: se un genitore è assente, ai figli ci pensa l'altro.

La questione sta tutta qui, e in Italia moltissimi operatori della giurisdizione sembrano ancora lontani dall'osservare un concetto di logica elementare come un'addizione. A svegliare le coscienze dormienti, probabilmente, ci ha pensato il giornalista Gianluigi Schiavon (autore del libro "Il bambino del mercoledì"), alla cui vicenda è stata dedicata gran parte della trasmissione (purtroppo andata in onda in una fascia oraria proibitiva - dalle 00.26 in poi).

Nel 2003 Schiavon si separa dalla moglie; nella prima udienza riguardante l'affidamento del figlio di 4 anni, tutto sembra essere "nella norma" (siamo ancora in periodo pre-affido condiviso), affidamento alla madre e visite libere del padre ("potrà vedere il figlio quando vorrà").

Dopo 10 giorni un ricorso della ex moglie del giornalista trova un giudice che accorda una restrizione delle visite limitata al mercoledì più due weekend al mese. Il motivo ? La donna senza che ci fossero testimoni afferma che negli incontri del figlio con l'ex marito ci fosse tensione; nessuna testimonianza ma il giudice accoglie. Parte la prima decisione iniqua verso un padre accusato di petulanza (telefonava troppo per poter vedere il figlio, assolto con formula piena nel giudizio penale appena concluso, NDR).

Non finisce qui, perchè il CTU, che sarebbe un consulente psicologo nominato dal tribunale, decide che l'ex moglie è inadeguata ad avere l'affidamento del figlio, ma a causa della sentenza precedente, il 12 aprile del 2006 il bambino viene affidato ai servizi sociali. Gli assistenti sociali prendono, come sono soliti fare, il "potere assoluto" sulla vicenda familiare, e dispongono, senza alcuna motivazione, che il bambino (che ormai ha 7 anni) veda il padre solo in modalità protetta, cioè in una stanzetta con qualcuno degli assistenti sociali che vigili sulla visita; praticamente come un incontro in cella da carcere.

In breve, il figlio studia dei stratagemmi per incontrare il padre anche per mezzo minuto, telefonandogli di nascosto e creando finti incontri casuali, quando succede il figlio si lancia nell'abbraccio del padre, ma subito dopo viene portato via. Finalmente, un paio di giudici decidono di leggere il fascicolo per capirci qualcosa: entrambi i giudici non si spiegano perchè il padre sia stato privato dal vedere il figlio e di averne l'affidamento una volta risultata inadeguata la madre del bambino, ancora più clamoroso che in 5 anni, nessuno abbia voluto spiegare il perchè di quell'assurda decisione degli assistenti sociali.

Ad un certo punto il Schiavon decide di ribellarsi a quella misura iniqua, a quella violenza privata a cui molti assistenti sociali, pur di non fare assistenza domiciliare, costringono tante famiglie italiane. Decide  di rifiutare quelle modalità di incontro per non creare disagio al figlio.

Il risultato è straziante: il giornalista non vede il figlio dal 12 Aprile 2006. 

Tutti zitti in sala, via i luoghi comuni, qualcuno abbozza una frase ma la tronca subito. 

Va di scena la malagiustizia familiare, è protagonista la vergogna.

Fonte: adiantum.it - liberamente tratto da http://www.spettacolo.we-news.com/programmi-tv/altri-programmi-tv/7990-matrix-31-marzo-2011-la-storia-vera-straziante-di-un-padre-vittima-dellingiustizia-dei-giudici (articolo di Carmine Orlando)

1 commento:

  1. A me è capitato di peggio: mio figlio è stato collocato presso la madre, nonostante sia stata riconosciute affetta da gravi problematiche psichiatriche. Nè i giudici hanno inteso disporre una perizia psichiatrica, nè acquisire le cartelle cliniche degli ospedali psichiatrici ove ella è stata ricoverata. Il bambino viene visto come una sorta di terapia.
    Io, papà del bambino, sottoposto ai servizi sociali per sempre, perchè se ad insindacabile giudizio di costoro il mio comportamento si rivelasse "disturbante", mi sarà impedito di vedere mio figlio. Sottolineo che il sottoscritto non è affetto da alcuna patologia mentale, nè ha alcuna macchia nel suo passato, ma soprattutto è un padre affettuoso, attento e responsabile. Pazzesco!

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