martedì 10 maggio 2011

A Kiev 300 “topless-attiviste” combattono a corpo nudo Sul web le seguono 30 mila fan




Hanno vent’anni, vogliono cambiare il loro Paese e protestano in topless.

Sono le femministe del nuovo millennio, un’onda colorata e spontanea, post-ideologica e agguerrita, che ha investito la giovane democrazia ucraina con la carica vitale e politica del corpo femminile.

Nato nel 2008 per richiamare l’attenzione sullo sfruttamento della prostituzione e sul fenomeno del turismo sessuale esploso nell’era dei viaggi low cost, il gruppo Femen ha cavalcato la visibilità conquistata slacciando il reggiseno delle 40 «topless-attiviste» per sensibilizzare l’opinione pubblica ucraina su temi che vanno dalla condanna alla lapidazione dell’iraniana Sakineh Ashtiani alla mala gestione del dopo Chernobyl. I membri sono trecento, età media 22 anni, i fan su Internet 30 mila.



Poca storia e grandi ambizioni: le ragazze di Femen sono un fenomeno in ascesa a Kiev e si dicono pronte a diventare «il movimento femminista più influente d’Europa». Il loro logo è già un marchio, l’impronta di due seni nei colori della bandiera nazionale, giallo e azzurro.


Operazione di marketing efficace ma ingenua o riscatto del corpo da parte di una generazione che ricalca inconsapevolmente le orme dei primi movimenti femministi occidentali oggi in crisi d’identità?
Novelle amazzoni, le ragazze di Femen combattono con il loro corpo nudo per scuotere soprattutto le coetanee in un Paese dove la prostituzione è illegale ma le prostitute secondo il ministero dell’Interno sono 12 mila (una su otto è studentessa universitaria o di scuola superiore), le forze dell’ordine chiudono gli occhi su hotel trasformati in bordelli e le agenzie turistiche propongono cataloghi di bellezze locali a basso costo. Una ricerca dell’Istituto internazionale di sociologia di Kiev ha rivelato che il 70 per cento delle giovani tra i 17 e i 22 anni ha ricevuto da stranieri offerte di denaro in cambio di sesso nei bar, nelle discoteche e nelle strade. La situazione è destinata a peggiorare con gli Europei di calcio 2012.

Non mancano femministe che rimproverano a Femen di rafforzare quello stesso cliché della donna-oggetto che il gruppo vuole combattere. Eppure è difficile pensare che queste ragazze non abbiano fatto i conti con i rischi della forma di protesta che hanno scelto.

Per il suo impegno nel movimento la portavoce Inna Shevchenko è stata arrestata più di dieci volte, ha passato notti in prigione e perso il lavoro. Non ha dubbi e va avanti.


“In tv, sui giornali, ovunque vediamo ragazze che si vendono – spiega -. A loro diciamo di usare il corpo per lottare. Oggi le organizzazioni femminili sanno solo scrivere, noi abbiamo deciso di non essere femministe tradizionali. C’è bisogno di attiviste pronte ad alzare la voce e lasciare i vestiti in strada”.


http://27esimaora.corriere.it/articolo/a-kiev-300-topless-attiviste-combattono-a-corpo-nudosul-web-le-seguono-30-mila-fan/

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